In tutti gli sport esiste il problema doping
e, a volte, non occorre neppure arrivare ad alti livelli di agonismo per riscontrare questa
triste ed illecita pratica che distrugge non solo l’integrità fisica dell’atleta ma da un
duro colpo all’etica sportiva. A che serve lo sport se non ad educare mente e corpo al
miglioramento delle prestazioni atletiche in sintonia con un sano stile di vita?
Evidentemente questi valori stanno svanendo
se lasciano il passo ad un’altra realtà dove il risultato, il record, il contratto con lo
sponsor ha importanza prioritaria; tanto che l’antico concetto di sport inteso come
disciplina dello spirito che forgia il corpo s’inchina al potere di una parola che un tempo
aveva il sapore della gloria ed oggi ha, soprattutto, il valore dei soldi: VINCERE, e per
vincere si è disposti a tutto! Sempre più spesso, infatti, agonisti ricorrono a farmaci per
aumentare le loro prestazioni e per questo viene sempre più spesso sollevato il problema
doping. Ma cercare di migliorare le proprie prestazioni agonistiche non è un fatto recente.
Sin dai tempi dell’anticha Grecia,
durante lo svolgimento dei Giochi Olimpici era diffuso da parte dei concorrenti l’uso di
infusi di erbe e funghi allo scopo di migliorare le proprie performance. Più recentemente,
nel diciannovesimo secolo, si diffuse in Francia una mistura di di vino e foglie di coca
chiamata "vin maraini" capace di ridurre sensazioni di fatica e di fame durante
attività intense e protratte nel tempo. Col passare degli anni queste pratiche sono diventate
sempre più diffuse ed efficaci al punto di diventare un fenomeno internazionale al quale è
stato dato il nome DOPING. Questa parola deriva da un dialetto sudafricano che si riferiva ad
un liquore stimolante che un tempo veniva utilizzato durante alcune cerimonie religiose.
Oggi, il termine doping è sinonimo di uso
non terapeutico di sostanze che aumentano, in modo artificioso, le prestazioni dell’atleta
in gara. Il termine doping si diffuse intorno ai primi del 900 per indicare la pratica
illecita con la quale i cavalli da corsa venivano stimolati per ottenere da questi una
maggiore performance e purtroppo si estese sempre più all’uomo, ma secondo fonti
attendibili, la pratica del moderno doping da parte degli atleti risale ai Giochi Olimpici
invernali del 1952 e si intensificò nel 1954, quando si diffusero sul mercato gli steroidi
anabolizzanti. Per combattere l’uso degli anabolizzanti nella pratica sportiva il Comitato
Olimpico Internazionale ha stabilito una lista di sostanze,
suddivise in classi e metodi proibiti, in modo da poter applicare severe sanzioni disciplinari
agli atleti che risultano positivi ai controlli antidoping. Ma la lotta al doping dovrebbe
iniziare già in età adolescenziale, magari attraverso la formazione scolastica, con la presa
di coscienza di quanto c’è di sbagliato in una pratica tanto diffusa quanto pericolosa alla
stessa salute psicofisica di chi accetta il compromesso chimico. Chi sceglie le competizioni
come professione sa bene che da lui, sia il tifoso che il suo sponsor, si aspettano il massimo…
ovvero la vittoria. Chi conosce questa realtà farà di tutto per ottenerla. Ecco perché la
piaga doping è sempre latente e costituisce una concreta minaccia allo sport e agli sportivi.
Tutti gli sport sono contaminati dal virus
doping che colpisce preferibilmente gli sport più ricchi, ovvero dove " il gioco
vale la candela". Ma vale veramente rischiare la propria salute? Per quanto mi riguarda
lo sport che ho scelto tanti anni fa è uno sport "povero" e, a dire il vero, da
molti criticato perché tanti campioni di questa disciplina ricorrono all’uso ed abuso di
anabolizzanti. Sto parlando del body building, disciplina sportiva che non si esaurisce con
intensi allenamenti in palestra, ma che richiedendo particolare cura nell’alimentazione ed
un adeguato riposo, diventa un sano stile di vita! Purtroppo il doping è entrato nel mondo
del body building da molto tempo e non è facile sanare una situazione compromessa da tanti
anni.
La prima mossa da fare per combattere il
doping in questo sport, oltre ad intensificare i controlli antidoping, sarebbe quello di
ridimensionare i criteri di valutazione che i giudici richiedono nelle gare, ma fino a quando
i colossi del Mr. Olympia (la più importante gara professionistica di body building )
costituiranno il trend, con le loro ormai disumane masse muscolari, tra l’altro palesemente
ottenibili solo con massicci compromessi chimici, non vedo alcun futuro per il body building!
Penso che lo "sport del ferro", come viene chiamato da noi culturisti, sopravviverà
solo se ci orienteremo verso il body building Natural, ovvero il fare body building senza
ricorrere ad alcuna forma di doping.
D'altronde esistono alcune organizzazioni
Natural, come la A.I.N.B.B. (Associazione Italiana Natural Body Building), che permettono di
competere anche a livelli mondiali, organizzando appunto i campionati del mondo natural.
Purtroppo ci sono atleti onesti e non, per cui è lecito pensare che anche in gare natural
partecipino pure atleti dopati, magari con sostanze come il GH, ormone della crescita,
invisibile agli esami antidoping. Questa sostanza permette una migliore sintesi delle proteine
con effetti anticatabolici e riduzione del grasso. Nonostante la mia dichiarata e ripetuta
disponibilità ad effettuare qualsiasi test antidoping richiesto in qualsiasi momento, spesso
mi è stato attribuito un costante uso di GH per preservare nel tempo la mia forma fisica. A
dire il vero le prime volte che venivo a conoscenza di certe illazioni mi irritavo non poco,
ma col tempo ho imparato a capovolgere gli effetti di certe cattiverie sul mio conto, pensando
che quelle brutte affermazioni erano dettate solo dall’invidia. Personalmente ho vinto 4
volte il titolo italiano natural, l’ultimo nel maggio 2001 (nella categoria over 40)
mentre nel 1990 arrivai sesto al mondiale Natural che si svolse a Manhattan. Ho gareggiato
anche in competizioni open, dove non è richiesto l’antidoping e, restando sempre coerente
alla mia scelta natural, sono comunque riuscito ad arrivare tra i primi tre. Questo dimostra
inequivocabilmente una cosa; che allenamento, dieta, integrazione e riposo, sono i quattro
componenti fondamentali ed inscindibili per avere successo nello sport. La pratica del doping
non potrà mai trasformare un asino in un purosangue. Certo è che se alla base di tutto c’è
una genetica favorevole i risultati arriveranno più velocemente e saranno di gran lunga
maggiori. Chi ritiene che usando il doping può trasformare il proprio fisico in maniera
rivoluzionaria si accorgerà, spesso troppo tardi, che anche la propria salute potrà subire
netti cambiamenti, tutt’altro che raccomandabili.