Integratori: alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi

(articolo di Giampietro Michelangelo Specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell'Alimentazione)


D.3 Prodotti contenenti derivati di aminoacidi

Creatina: è un derivato aminoacidico con funzione di riserva di fosfati energetici a livello muscolare.

L'utilizzo di creatina si può configurare, come per altre sostanze sintetizzate dall'organismo, a fini dietetici, in relazione a particolari esigenze legate, per esempio, ad un aumentato fabbisogno o ad una ridotta sintesi.

Se la dose consigliata è pari a 4-6 g/die, questa non può superare un periodo di assunzione di trenta giorni. Oltre tale periodo la dose non deve essere superiore a 3 g/die

AVVERTENZE DA RIPORTARE IN ETICHETTA

In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico.

Il prodotto è controindicato nei casi di patologia renale, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni.


Oltre alle considerazioni formulate a proposito degli aminoacidi, in merito al problema dell'uso della creatina, che tanto clamore ha avuto in questi ultimi anni, vale la pena aggiungere che questa sostanza alimentare è normalmente contenuta nella carne; inoltre l'organismo è in grado di produrla a partire dagli aminoacidi glicina, arginina e con l'intervento della S-adenosil-metionina, con un turnover inferiore ai 2.0 grammi al giorno.

La creatina presente in una normale razione alimentare, unitamente a quella prodotta dal nostro organismo, è più che sufficiente a coprirne i fabbisogni giornalieri, mentre la sola quota endogena (prodotta dall'organismo) copre i fabbisogni anche in caso di diete vegetariane. Pertanto, risulta poco comprensibile il motivo per cui dovrebbe essere «consigliata» agli atleti una dose di 4-6 grammi al giorno, sia pure per periodi limitati a non più di trenta giorni, tanto più se si considera l'entità globale, già sufficientemente elevata, della razione proteica mediamente consumata dagli stessi. L'unica spiegazione possibile di tale diffuso ricorso alla creatina in campo sportivo è quella legata ad un uso finalizzato, non tanto al reintegro della razione alimentare, ma ad una sua ulteriore «additivazione», al solo scopo di migliorare artificiosamente, e quindi slealmente, le capacità di prestazione di un soggetto.

In tal senso, il ricorso alla creatina, come a qualunque altro tipo di «integratore», non giustificato da reali necessità nutrizionali o mediche, rischia di rappresentare un primo passo verso le lusinghe del doping.

Se già per gli atleti che si sottopongono a rilevanti carichi di allenamento e di gara, il consiglio ad assumere la creatina o gli aminoacidi è ingiustificato dal punto di vista nutrizionale e medico, esso è addirittura riprovevole se riferito ai giovani sportivi delle prime fasce di età.

Non vi è sufficiente accordo tra i ricercatori riguardo ai possibili effetti della creatina sulla prestazione e alle sue possibili controindicazioni sulla salute dei consumatori: la maggior parte degli studi non hanno evidenziato particolari effetti nocivi in seguito all'assunzione acuta o sub-acuta, ma vi sono ricerche che ipotizzano anche un effetto cancerogeno, considerando la creatina come un possibile fattore di crescita tumorale. In particolare, un approfondito e recentissimo studio (gennaio 2001) della Agenzia Francese sulla Sicurezza Sanitaria degli Alimenti (AFSSA) ha confermato i rischi di effetti cancerogeni derivanti dall'assunzione della creatina. Inoltre, non va dimenticato che le dosi di creatina normalmente assunte dagli atleti, soprattutto dai frequentatori delle palestre e dai body builders sono ben superiori a quelle massime indicate dalle linee guida e, per giunta, perdurano per lunghi periodi di tempo. A tale proposito, va precisato che un dosaggio di 20-25 grammi al giorno, pari a 0.3 g/kg p.c./die, (equivalente a oltre 12 Kg di carne!) è addirittura in grado di inibire la produzione endogena di creatina.

Pertanto, al di là di ogni considerazione di etica «sportiva», ci sembra doveroso richiamare l'attenzione sulla ancora scarsa certezza in merito alla innocuità della creatina, soprattutto a lungo termine, elemento questo da solo già sufficiente per evitarne l'uso, a prescindere dal dosaggio e dalla durata.


E) Altri prodotti con valenza nutrizionale, adattati ad un intenso sforzo muscolare.


F) Combinazione dei suddetti prodotti.


Per quanto riguarda queste ultime due categorie di prodotti dietetici, l'analisi dettagliata di tutte le possibili sostanze e combinazioni offerte dal mercato degli integratori richiederebbe uno spazio molto esteso e andrebbe al di là delle finalità di questa pubblicazione.

Tuttavia, a parziale esposizione delle informazioni disponibili su questa vastissima, e in molti casi folkloristica, categoria di sostanze, riportiamo alcune tabelle riepilogative che, già dal linguaggio semplicistico e carico di promesse,  bene testimoniano di quanto poco attendibili possano essere alcune affermazioni utilizzate nel pubblicizzare questi prodotti, peraltro, spesso, commercializzati con mezzi non del tutto corretti, che Ligtsey-Attaway (1992, in Butterfield: 1996) hanno così riassunto:

-            “Presentazione non corretta: ricerca non in argomento specifico; conclusioni arbitrariamente estrapolate; lavori solo su cavie animali; effetto dimostrato in patologia ma non nel soggetto sano; autori scientificamente inaffidabili; ricerche inventate”.

-            “Dichiarazioni false: è trascurato l'effetto placebo; il permesso alla vendita implicherebbe efficacia, ma questo non sempre è vero; indicazioni bibliografiche, quando presenti, inappropriate (ricerche non pubblicate, fonte non verificabile, obsolete, risultati estrapolati dal contesto, risultati inattendibili, riviste sconosciute o poco autorevoli)”.

-            "Valore aggiunto": promesse di altri servizi con il prodotto (programmi di fitness, diete, ecc.)”.


SOSTANZA ERGOGENICA

COMPOSIZIONE

EFFETTO RECLAMIZZATO

POLLINE DI APE

Miscela di saliva di ape, nettare di piante e polline

Aumenta la quantità di energia, migliora la forma fisica

LIEVITO DI BIRRA

Sottoprodotto della lavorazione della birra

Aumenta la quantità di energia

CARNITINA

Composto sintetizzato dall'organismo a partire dal glutammato e dalla metionina

Migliora l'efficienza cardiovascolare e la forza muscolare, ritarda il senso di fatica e riduce il dolore muscolare

COLINA

Precursore del neurotrasmettitore acetilcolina

Migliora le prestazioni

RNA,DNA

Acido ribonucleico e desossiribonucleico

Rigenera i tessuti

GELATINA

Sostanza ottenuta dal collageno

Migliora la contrazione muscolare

GINSENG

Estratto di radice di ginseng

Protezione dai danni tessutali

GLICINA

Aminoacido precursore della fosfocreatina

Migliora la contrazione muscolare

INOSINA

Purina

Migliora la forza

KELP

Alghe, erbe marine

fonte di minerali e di vitamine

LECITINA

Fosfatidilcolina

Previene l'accumulo di grasso

OCTACOSANOLO

Alcool estratto dall'olio di germe di grano

Fornisce energia e migliora le prestazioni

ACIDO PANGAMICO

Detta anche vitamina B-15.Di composizione varia a seconda del fornitore

Aumento della produzione di ossigeno

PAPPA REALE

Prodotta dalle api operaie per nutrire l'ape regina

Aumenta la forza

SPIRULINA

Alghe microscopiche verde-blu

Fonte di proteine

SUPEROSSIDO DISMUTASI

Enzima

Protezione dell'organismo dai danni derivanti dalla ossidazione cellulare prodotta dal metabolismo aerobico

PM Kris-Etherton


Di seguito è proposto un altro riepilogo esemplificativo dell'assoluto contrasto tra gli effetti dichiarati dai produttori di alcuni preparati e i risultati delle ricerche (estratto da D. Gambara, E. Albini, A. Chiodini "A tutto Sport" Panozzo Editore, Rimini. 1999).


PRODOTTO

EFFETTO DICHIARATO

COMMENTI

ALGHE MARINE
SPIRULINA

“...effetto dimagrante, antigastritico e colitico, antiallergico, fonte di numerose vitamine e proteine ...”.

Contrariamente a quanto pubblicizzato l'apporto proteico della Spirulina è di scarsa qualità nutrizionale, ma almeno 30-40 volte più costoso rispetto alle comuni fonti alimentari.

ALOE

“... contro l'insonnia, gastralgie, ha effetto analgesico e antimicotico cutaneo, favorisce la cicatrizzazione d'ulcere ed ustioni...”.

Non è mai stato scientificamente dimostrato alcun effetto anti-infiammatorio, antibatterico o qualsiasi altra efficacia terapeutica da assunzione d'aloe

ARGININA-ORNITINA

“L'arginina migliora, in modo naturale, il normale rilascio del GH favorendo il recupero, potenziando la muscolatura e diminuendo la massa grassa”

La somministrazione orale di arginina e/o ornitina aumenta i livelli serici di GH ma solo per alti dosaggi: ma con effetti collaterali quali forti dolori gastrici e diarrea.

CARNITINA

“Aumenta la velocità di contrazione dei muscoli e la resistenza alla fatica, allevia la stanchezza e il dolore muscolare”

Studi recenti non hanno evidenziato né diminuzione di carnitina da allenamento e nemmeno incrementi della prestazione atletica dopo sua assunzione.

GINSENG

”E' un agente energizzante, aumenta il vigore fisico"

Esiste incertezza sugli effetti positivi del ginseng sui parametri aerobici.

GUARANA'
NOCE di COLA

“Aumentano la performance, migliorano l'attenzione e la destrezza”.

La radice di guaranà e la noce di cola non hanno principi attivi se non la caffeina che è uno stimolante. La sua assunzione è considerata doping se la concentrazione nell'urina supera una certa soglia.

MA-HUANG
(Ephedra sinica)

“Antica erba cinese che combatte la fatica, aumenta il consumo di calorie, la forza muscolare, la concentrazione”.

E' un'erba naturale che contiene efedrina e pseudo-efedrina. L'efedrina causa aumento della PA, tachicardia, vasocostrizione ed è uno stimolante del SNC: è una sostanza che rientra nell'elenco C.I.O. delle sostanze doping.

PAPPA REALE

“...aumenta la massa muscolare, la fertilità e la longevità ...”.

Non è stata dimostrata alcuna efficacia nel migliorare la prestazione atletica o altri effetti terapeutici.

POLLINE D'API

 “...ottimo integratore alimentare, efficace in diverse patologie come coliti, invecchiamento precoce, malattie renali, dermatiti, etc ...”

Non esiste alcuna attendibile letteratura scientifica che confermi le varie proprietà terapeutiche del polline, o di alcuna influenza sulla performance atletica.

UBIDECARENONE-Q10

“Aumenta l'utilizzo dell'ossigeno svolgendo nel contempo azione protettiva anti-ossidante” .

Studi recenti hanno dimostrato che apporti di Q10 non hanno evidenziato miglioramenti del VO2max e del tempo di esaurimento.


Appare evidente, anche a chi non ha particolari conoscenze di nutrizione, la grande discrepanza che esiste tra gli effetti reclamizzati dalle aziende produttrici e la realtà che emerge dalla valutazione scientificamente corretta di questi prodotti.

Ma, purtroppo, il mondo dello sport è ancora popolato da personaggi ambigui, disposti a tutto pur di trarre un vantaggio economico, anche a scapito della salute degli atleti. Tutto ciò è estremamente grave, tanto più quando i messaggi pubblicitari scorretti e ingannevoli sono deliberatamente rivolti a ragazzi e ragazze che spesso mancano del necessario senso critico per analizzarli e dell'esperienza indispensabile per valutare correttamente chi e perché gli propone “soluzioni” semplici e rapide per risolvere senza tanta fatica i loro problemi. La lotta al fumo, all'alcol e alle tossicodipendenze non è dissimile dalla lotta all'abuso degli integratori; quest'ultima è una premessa fondamentale per combattere il doping e restituire lo sport alla sua più naturale e vera identità: educare e divertire i giovani, per farli crescere bene ed in modo che possano, poi, essere adulti leali e in buona salute.

Un cenno a parte meritano gli integratori contenenti ferro, ma meglio sarebbe parlare di farmaci a base di ferro, che sono i più utilizzati dagli atleti, soprattutto delle specialità aerobiche.

Il ferro rappresenta un minerale di fondamentale importanza per la salute dell'uomo, viste le molteplici funzioni svolte nel nostro organismo. Inoltre, non va dimenticato che l'anemia rappresenta la carenza nutrizionale più frequente tra tutte le popolazioni del mondo. Ciò nonostante, l'uso nei confronti degli atleti, che alcuni medici hanno fatto e continuano a fare dei farmaci contenenti ferro è, nella stragrande maggioranza dei casi, del tutto privo di fondamento.La cosiddetta «anemia da sport» è, in realtà, un fisiologico adattamento del nostro organismo quando è sottoposto ad allenamenti indirizzati a migliorarne le qualità aerobiche. In questi casi, l'emodiluizione che si determina negli atleti di resistenza è, semmai, un indice di un buono stato di forma; raramente, al contrario, nasconde una situazione di carenza di ferro e, tanto meno, di anemia. E' doveroso ricordare che la correzione di una eventuale carenza di ferro, correttamente accertata, deve essere realizzata, in primo luogo, attraverso l'individuazione e l'eliminazione delle eventuali perdite ematiche, in secondo luogo con i provvedimenti dietoterapici appositamente orientati e, infine, se non si ottiene una correzione stabile e soddisfacente della carenza marziale, con l'ausilio di farmaci contenenti ferro da assumere per bocca.

La somministrazione di ferro in vena è, nella gran parte dei casi, inopportuna e potrebbe essere pericolosa; per queste ragioni, va riservata a quei casi di grave anemia, per fortuna rari e neppure compatibili con la pratica sportiva, che richiedono il ricovero ospedaliero e i dovuti accertamenti. La pericolosità dei trattamenti marziali, ancor più quelli endovena, è da ricollegare agli effetti tossici del ferro che è un potente agente ossidante, e al possibile rischio che il candidato alla terapia possa essere affetto, senza saperlo, da emocromatosi, una non rara condizione patologica ereditaria, in cui si verifica un accumulo di ferro nei tessuti, con gravi danni per l'organismo.

Altro capitolo, non sempre chiaro, è quello relativo ai prodotti di erboristeria, un vero e proprio «fenomeno sociale» che negli ultimi anni ha conquistato nell'occidente considerevoli «fette di mercato». Un discorso diverso riguarda l'omeopatia, per la quale, secondo la medicina ufficiale, manca allo stato attuale delle conoscenze una spiegazione scientificamente valida e accettabile dei suoi presupposti teorici. Come è noto, l'omeopatia, fondata da Samuel C.F.Hahnemann (1755-1843), si prefigge di curare le malattie attraverso la somministrazione di quantità estremamente ridotte di farmaci che, a dosaggi maggiori, sarebbero in grado di determinare la comparsa dei sintomi della stessa malattia da trattare: "legge della similitudine".

Ma, analogamente a quanto è accaduto per la farmacopea tradizionale, anche per l'omeopatia applicata allo sport si è verificato un deprecabile quanto pericoloso fenomeno di comparsa sul mercato di una serie di ambigui preparati, che hanno preso il nome dai «principi farmacologici», utilizzati nella preparazione della prima diluizione: eritropoietina 4CH, Emoglobina 7CH, Globuli rossi 4CH, Testosterone 4CH, Oxandrolone 4CH, Insulina 4CH-7CH, Somatotropina (HGH)4CH-7CH, Cortex cerebralis 7CH, Nootropyl 4CH, ecc. In questi casi, è chiaro il rischio di spingere i possibili consumatori verso un uso, non giustificato, di sostanze farmacologiche che, peraltro, sono vietate e contrastano con una corretta pratica medica!

Al di là delle forme scorrette di cui si è detto, più in generale, l'uso dei preparati omeopatici deve essere comunque affidato a medici in grado di valutare lo stato di salute dei pazienti e di stabilire la migliore strategia terapeutica da intraprendere, secondo scienza e coscienza.

Per quanto riguarda, invece, il ben più vasto mondo dei prodotti di erboristeria, occorre prudenza ed evitare l'improvvisazione e l'automedicazione. E' opportuno ricordare che in Italia, allo stato attuale, differentemente da quanto avviene da molti anni in altri Paesi quali la Francia e la Germania, manca per i prodotti di erboristeria una legge che ne regolamenti in maniera precisa la vendita che, attualmente, può essere praticata anche da personale senza una comprovata specifica qualificazione e conoscenza scientifica dei prodotti.

Una proposta di legge sulla regolamentazione dei prodotti erboristici prevede due distinte liste di piante medicinali: una contenente i prodotti che possono essere prescritti dal medico e dispensati dal farmacista, ed un'altra con i prodotti di minore pericolosità che possono essere venduti liberamente in erboristeria o in farmacia. In realtà, nessuna pianta può essere considerata del tutto esente da pericoli perché in quasi tutte le piante sono presenti numerose sostanze chimiche, in grado di svolgere importanti azioni sull'organismo.

Le piante medicinali possono essere utilissimi presidi terapeutici (fitoterapia), già conosciuti fin dalle origini della medicina, come nei casi della digitale, della belladonna, del papavero, della valeriana, dell'efedra e di tante altre ancora ma, allo stesso tempo, possono, se assunte in quantità eccessive, rivelarsi mortali o contenere sostanze velenose (l'oleandro, la cicuta, il ciclamino, la ginestra, la calla, ecc.). Alcune piante possono causare reazioni allergiche, anche gravi, oppure interagire con altri farmaci assunti contemporaneamente (l'iperico, il ginkgo biloba, lo zenzero, la liquirizia, il biancospino, l'altea, ecc.) riducendone l'efficacia o, al contrario, potenziandone gli effetti!

Inoltre, non va trascurato il rischio che i preparati di erboristeria, in assenza di disposizioni chiare e rigorose che ne regolamentino la produzione, l'importazione e la commercializzazione, possano contenere sostanze contaminanti pericolose, come funghi e/o parassiti. A questo proposito cito, come esempio, quanto è apparso, qualche tempo fa, sulla prestigiosa rivista "Lancet", in merito a nove casi di donne sottoposte a trattamento con dialisi, a Bruxelles, per fibrosi renale irreversibile causata dall'uso, come terapia dell'obesità, di erbe provenienti dalla Cina, contenenti la "Stefania de Transis" e la "Magnolia Officinalis" (sostanze tossiche per i reni):prodotti non controllati dal punto di vista della salubrità e commercializzati senza specifiche indicazioni e preventive rigorose valutazioni cliniche.

Infine, non va sottovalutato il rischio che alcuni prodotti erboristici possano “nascondere” insospettati composti chimici contemplati nell'elenco delle sostanze dopanti del C.I.O. E' emblematico il caso, oggi a tutti noto, della Ma-Huang, un'erba che, secondo la medicina tradizionale cinese, sarebbe efficace nel combattere la fatica e nell'aumentare il dispendio energetico, la forza muscolare e la concentrazione. La Ma-Huang altro non è che il nome cinese di una pianta medicinale ben conosciuta anche in Occidente (Ephedra sinica), da cui si estrae l'efedrina: sostanza appartenente al gruppo degli alcaloidi, ottenuta anche per sintesi chimica, la cui azione farmacologica (stimolazione del Sistema Nervoso centrale, vasocostrizione, aumento della Pressione Arteriosa e della Frequenza Cardiaca) è nota da tempo, e comunemente utilizzata in ambito terapeutico, così come la sua tossicità. L'efedrina è una sostanza contemplata nell'elenco C.I.O delle sostanze dopanti: classe A, stimolanti!

A questo punto ci sembra opportuno richiamare quanto stabilisce il "Codice di Deontologia Medica" (Capo II, Art. 76, dell'ottobre 1998): "Il Medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici o di altra natura, diretti ad alterare le prestazioni di un atleta, in particolare qualora tali interventi agiscano direttamente o indirettamente, modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto".

Tutto ciò in armonia con quanto indicato dalla recente Legge 376 del 14-12-2000 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” che di fatto sancisce la fine dell'assioma per cui è doping il ritrovamento nelle urine degli atleti di sostanze proibite degli organismi sportivi, e sposta l'accento sulla reale necessità terapeutica e/o preventiva dei trattamenti farmacologici e non, prescritti agli atleti.

Infatti, la nuova legge definisce come doping “la somministrazione o l'assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l'adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”.

E' importante sottolineare come sia il Codice Deontologico che la Legge 376 non facciano nessun riferimento ad un qualsivoglia elenco di sostanze dopanti o non, farmacologiche o di altra natura, ma sia esplicito nel vietarne la prescrizione o la somministrazione per il solo fatto di essere finalizzati ad alterare le prestazione di un atleta e, possiamo aggiungere, non giustificati da un motivo terapeutico o preventivo.

Se quanto detto costituisce un obbligo morale per tutti i medici, si immagini quale debba essere la posizione di coloro che medici non sono e che, invece, si spingono a consigliare farmaci, integratori e diete.

Corrette e adeguate abitudini alimentari, associate ad un buon programma di allenamento, nel rispetto dei tempi naturali di recupero dell'organismo degli atleti, sono gli unici insostituibili elementi per il miglioramento delle prestazioni sportive; gli integratori possono essere un valido aiuto nel completare i fabbisogni nutrizionali, ma solo quando realmente necessari, e sotto la guida di medici esperti e convinti che la lealtà sportiva e la salute degli atleti non hanno prezzo e valgano molto di più di qualunque vittoria.

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Fonte: Società Italiana di Nutrizione Umana