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La scienza della definizione
(di Claudio Tozzi Olympian's News)
GLI INTEGRATORI
Tolta l'efedrina, sconsigliata per molti motivi, pochi sono i
supplementi veramente efficaci per aiutare gli atleti natural a perdere grasso corporeo. In
questo articolo si tratteranno i più recenti e promettenti prodotti immessi sul mercato
mondiale. Studi, peculiarità, dosi consigliate e modi d'assunzione.
Diciamo la verità, pochissimi integratori fanno veramente
dimagrire e tutti quelli che sono apparsi in quantità sul mercato quasi mai hanno veramente
mantenuto le promesse. Qualcuno di voi a questo punto avrà detto: "ma l'efedrina
funziona!". In primo luogo questa sostanza non mi risulta essere un integratore, e poi
anche se ad alcuni non sembra dare particolari effetti collaterali, vi posso assicurare che ho
visto alcuni episodi strani legati all'efedrina.
Un ragazzo che seguivo ma che, nonostante glielo avessi
assolutamente sconsigliato, prendeva efedrina + caffeina + aspirina, dopo uno squat
"innaturale" (fece 12 ripetizioni in più rispetto alla volta precedente senza
"additivi") non riuscì successivamente ad allenarsi per più di due mesi. Un forte
mal di testa gli scoppiava ogni volta che toccava i pesi; il medico gli disse che un forte
innalzamento della pressione gli aveva fatto rischiare un'embolia... Senza contare insonnie
anche dopo mesi dall'ultima utilizzazione di efedrina o aritmie cardiache che compaiono
casualmente con l'uso di questa sostanza. Mi hanno riferito anche casi di improvvisi tremori,
palpitazioni, sudori freddi e, nei casi più gravi, addirittura difficoltà respiratorie tali da
dare una sensazione di soffocamento. Per completare il quadro, l'efedrina è considerata una
sostanza doping dal comitato olimpico internazionale. La morale è: lasciate perdere l'efedrina,
che mi sembra opportuno.
Conseguentemente in questa sede parlerò dei più promettenti
integratori nel campo della lotta contro il grasso, senza che però possano compromettere la
vostra salute.
PROTEINE DELLA SOIA/SUPRO
Le proteine della soia non hanno mai riscosso un
grosso successo tra i bodybuilder. Questa diffidenza è certamente giustificata dal fatto che la
composizione di questo alimento è carente in alcuni aminoacidi essenziali. Ricordo che per far
scattare la sintesi proteica e quindi la riparazione e la costruzione di nuovi tessuti devono
essere presenti nel tipo di proteine assunte TUTTI gli aminoacidi essenziali, cioè quelli che
il nostro organismo non è in grado di sintetizzare da solo. Gli aminoacidi sono i
"mattoni" delle proteine, che si possono paragonare ad una specie di alfabeto e che,
posizionandosi in innumerevoli modi, compongono svariati tipi di proteine, come ormoni, enzimi,
ecc. Alcuni sono prodotti direttamente dal nostro organismo e sono quindi chiamati non
essenziali, alcuni invece devono essere necessariamente assunti con l'alimentazione e sono
chiamati quindi essenziali:
AMINOACIDI
NON ESSENZIALI
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AMINOACIDI
ESSENZIALI
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Glicina
Alanina
Acido Aspartico
Prolina
Acido Glutammico
Idrossiprolina
Cistina
Cisteina
Tirosina
Serina
Arginina
Istidina |
Leucina
Isoleucina
Fenilalanina
Metionina
Treonina
Triptofano
Valina
Lisina |
Infatti, se un aminoacido è presente in quantità limitata, le
proteine possono formarsi fintanto che dura la riserva di quell'aminoacido (denominato
aminoacido limitante); se viene a mancare un aminoacido essenziale, gli altri non possono essere
stoccati per le sintesi successive e vengono utilizzati per la produzione di energia. Per
completare il discorso, è importante sottolineare che se la razione di nutrienti non proteica
è maggiore del fabbisogno, le proteine introdotte non vengono metabolizzate a fini energetici,
perciò si tenderà a ingrassare. Tanto più si è a dieta e maggiore deve essere la quantità
di proteine introdotte; infatti pochi sanno che la ritenzione delle proteine può migliorare
anche in caso di scarso apporto calorico. Le proteine si differenziano tra la quantità e il
tipo di aminoacidi essenziali che le caratterizzano. Le proteine della carne, del pesce, delle
uova e del latte e derivati contengono in forma equilibrata tutti gli aminoacidi essenziali e
quindi sono dette nobili; permettono un ottimale mantenimento e crescita dei tessuti organici.
Quelle vegetali, come la soia, sono invece carenti di alcuni
aminoacidi essenziali e quindi non sono utilizzabili in modo ottimale per l'anabolismo
muscolare. Un altro esempio ci viene dalla zeina del mais, che priva di triptofano e lisina, non
può né mantenere né far crescere l'organismo. Un po' meglio andiamo con la gliadina del
frumento, che contiene quantità di lisina sufficienti per il mantenimento ma non per la
crescita. Nei cereali sia lisina che treonina sono generalmente carenti e nel mais è basso
anche il triptofano. I legumi hanno buone quantità di lisina ma hanno scarse quantità di
aminoacidi solforati come metionina e cisteina. Le verdure verdi hanno tutti gli aminoacidi
essenziali, tranne la metionina. Nonostante tutto però, combinando le varie fonti proteiche, è
possibile ottenere pasti con tutti gli aminoacidi essenziali in proporzioni accettabili. Per
esempio i cereali, limitati in lisina, possono essere assunti insieme ai leguirri, carenti in
metionina. Questi accoppiamenti funzionano però solo quando tali proteine sono assunte insieme
o al massimo a distanza di poche ore.
Ma l'introduzione sul mercato di una nuova proteina della soia,
quella isolata, sembra avere cambiato le carte in tavola. Queste proteine, chiamate Supro, e
prodotte dalla Protein Technologies International, possiedono infatti un alto indice di qualità
proteica ed interessanti proprietà di stimolo metabolico. Secondo il PDCAAS, (PROTEIN
DIGESTIBILITY CORRECTED AMINO ACID SCORE) un nuovo tipo di indice per quanto riguarda la
qualità proteica, fornito dalla World Health Organization, le Supro sono risultate più
assimilabili (indice 1.0) rispetto alla carne di manzo (0.92). A supporto di questo risultato è
uno studio comparato eseguito su soggetti giovani per misurare la ritenzione di azoto sia con le
Suprol sia con la carne di manzo.
Durante questo studio a lungo termine, i soggetti sono stati
alimentati a 0.8 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno di soia o proteina del manzo
(solo 72 grammi per 90 Kg/uomo). Questa era la loro sola fonte di proteine. Ebbene è stato
riscontrato che gli equilibri dell'azoto del corpo erano simili tra i due gruppi, e la massa
muscolare magra non mostrava nessuna degradazione. Gli autori dello studio hanno concluso che:
"La qualità nutrizionale della proteina della soia isolata è alta, e questa proteina
derivata dalla pianta può servire come una fonte di aminoacidi essenziali ed azoto ottimali per
il turnover proteico in soggetti adulti".
Le Supro hanno un'alta concentrazione di aminoacidi fondamentali
come i 3 ramificati (isoleucina, valina, leucina) e glutammina e arginina. Addirittura questi 5
aminoacidi rappresentano il 36,25 % delle Supro, di cui il 19,1 % solo di glutammina,
leggermente minore del valore della caseina. Sappiamo bene quanto sono importanti questi
aminoacidi per rallentare il catabolismo muscolare, volumizzare le cellule muscolari
(glutammina), e stabilizzare la glicemia.
In uno studio rumeno, presentato a Bruxelles nel settembre del
'96 al Secondo Simposio Internazionale sul ruolo della Soia nella prevenzione e il trattamento
delle malattie croniche, è stato dimostrato che le Suprol aumentano i livelli di ormone
tiroideo. Lo studio è stato presentato dal professor V. Stroescu e colleghi dell'Istituto di
Medicina dello Sport e dell'Istituto di Endocrinologia di Bucarest, Romania. In studi precedenti
gli stessi studiosi avevano dimostrato alcuni benefici dalla supplementazione della proteina
della soia in atleti di resistenza di alta qualificazione che competono in kayak, canoa e nuoto.
In questo studio invece vennero utilizzate quattordici ginnaste (età 14.9±1.3 anni, altezza
144.2± 2.1 cm, peso 33.1±1.1 kg) che hanno preso parte in un studio atto ad esaminare il loro
assetto metabolico-ormonale ed investigare sulle possibili variazioni dovute a 4 settimane di
addestramento strenuo ed integrazione quotidiana con proteina della soia a un livello di 1g/kg
di peso corporeo. Le ginnaste erano casualmente assegnate a uno dei due gruppi: sette che hanno
assunto Supro (Gruppo A) e sette al gruppo che non ha supplementato (B). 1 due gruppi hanno
preso parte allo stesso programma, il quale consisteva in un addestramento strenuo per 4-6 ore/
giorno, 5 giorni a settimana e consumo del cibo a regime dietetico controllato. Il Gruppo A ha
ricevuto un supplemento di SUPRO due volte al giorno; il gruppo B ha ricevuto un placebo
identico in aspetto e sapore. Selezionati i parametri, sono stati misurati prima e dopo le 4
settimane del programma di addestramento. Le misurazioni metaboliche includevano: emoglobina del
siero, proteine, grassi del siero, urea, creatinina, enzimi epatici, calcio, magnesio,
immunoglobuline e mucoproteine dell'urina. Sono stati misurati i livelli nel siero di T3, T4,
estradiolo, progesterone, prolattina, testosterone e i 17-chetostosteroidi dell'urina.
Questi dati hanno dimostrato che il gruppo supplementato a Supro,
aveva aumentato la massa magra in modo statisticamente non significativo e i livelli di
prolattina (p< 0.01) e T4 ed una diminuzione di fosfatasi alcalina (p< 0.01). Invece il
gruppo non supplementato mostrava una diminuzione del livello di T4 serico ed un aumento del
livello di mucoproteine dell'urina (p< 0.05). Le conclusioni preliminari suggeriscono che le
proteine della soia isolata abbassano gli stress metabolicoormonali in ginnaste d’élite che
subiscono addestramento strenuo. In un altro studio sugli animali, la proteina della soia
isolata ha incrementato la tiroxina totale T4 e la tiroxina libera FT4, del 23% e 36%
rispettivamente, valori al di sopra della caseina del latte. Altri studi hanno mostrato che
assunzioni costanti di proteine della soia isolata possono migliorare la produzione endogena di
tiroxina (T4), tiroide ormone stimolante (TSH), triiodotironina (T3), ed insulina al di sopra di
altri tipi di proteina, come la caseina e le proteine del pesce. La tiroxina è un componente
fondamentale nella regolazione del metabolismo; semplicemente più è alta la tiroxina, più
veloce è il metabolismo. I valori degli ormoni tiroidei tendono ad abbassarsi in caso di dieta
stretta e quindi una supplementazione di Suprol sembra l'ideale per aiutare il nostro organismo
a dimagrire. La dose ideale sembra essere 25 grammi di proteine isolate della soia al mattino e
25 grammi alla sera per 4 - 5 settimane. Dopo questo periodo il nostro organismo si adatta e
quindi gli effetti termogenici potrebbero essere meno efficaci. Il periodo ideale per
l'assunzione delle Supro sembra essere quindi il periodo pre-contest o... pre-mare! La proteina
della soia isolata possiede anche altri molti benefici per la salute. Gli studi comprovano che
alte quantità di soia nella dieta mantengono quantità di colesterolo e di trigliceridi più
bassi ed aiutano quindi a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Ci sono anche alcune
evidenze scientifiche che alcune sostanze contenute nelle proteine della soia, chiamate
isoftavoni, possono essere utili nel ridurre il rischio di molti tipi di cancro.
Inoltre la proteina della soia isolata sembra avere anche
l'interessante peculiarità di abbassare la viscosità del sangue (lo stesso effetto che,
sembra, provochi un quarto di compressa di aspirina). Questo meccanismo può aiutare la
circolazione e conseguentemente c'è maggior trasporto di nutrienti ai muscoli.
Fate attenzione, devono chiamarsi proteine della soia ISOLATE e
non CONCENTRATE, in quanto queste ultime sono appartenenti alla vecchia generazione di proteine
vegetali e sono molto scarse qualitativamente.
Per non sbagliarsi devono recare sulla confezione il marchio
SUPRO, con il marchio di registrazione.
Le Supro sono sicuramente le migliori proteine della soia mai
apparse sul mercato, anche se non è tutto così rose e fiori, in quanto anch'esse hanno qualche
difetto. Per esempio hanno un livello relativamente basso di metionina, che come abbiamo visto
è un aminoacido essenziale e quindi la biodisponibilità della proteina isolata della soia può
essere un po' limitata. Inoltre i prodotti della soia crudi contengono sostanze come i
fitoestrogeni che sono sostanze della pianta che hanno la stessa attività biologica degli
estrogeni. Per questo motivo la soia è usata nei paesi orientali per aiutare a controllare
sintomi di menopausa in donne medio-anziane. Per i bodybuilder questo invece sarebbe un
problema, in quanto essi ricercano, casomai, ormoni maschili e non femminili! Tra l'altro la
ginecomastia (anomalo accumulo di grasso sul capezzolo maschile) è dovuta proprio ad eccesso di
estrogeni (dovuti essenzialmente all'aromatizzazione del testosterone esogeno). Nelle Supro
però questi fitoestrogeni sono presenti in quantità molto limitata e quindi il problema non si
pone.
ACETIL-L-CARNITINA
L’ACL viene prodotta quando un gruppo acetilico (uno dei
prodotti di demolizione degli acidi grassi) viene trasferito a una molecola di L-carnitina,
l'unico trasportatore degli acidi grassi nel mitocondrio.
Successivamente questi acidi grassi frammentati possono essere
trasformati in energia solamente in presenza di ossigeno e quindi la carnitina li raggruppa e
immagazzina come acetil-L-carnitina durante le attività anaerobiche (come i pesi). Per esempio,
finita la serie, l'ACL trasferisce il suo gruppo acetilico al co-enzima A, e l'acetil-coenzima A
viene smontato in presenza di ossigeno (aerobicamente) per produrre preziose molecole di fosfato
che servono a ricaricare ADP o la creatina. Differentemente dalla carnitina, l'ACL fornisce
quindi energia attraverso i propri gruppi acetilici.
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Come sappiamo, l'integrazione di sola carnitina è da decenni
consigliata per il dimagrimento (con risultati in verità alterni), ma sembra che l'ACL sia
notevolmente più potente ed efficace. L'ACL viene prodotta dall'organismo a partire dagli
aminoacidi lisina e metionina ed è presente soprattutto nella carne e nei prodotti caseari, per
cui i vegetariani potrebbero soffrire di carenze di questa sostanza. Probabilmente però la
produzione endogena e l'assunzione tramite i cibi di ACL è a livelli molto bassi, in quanto non
sarebbero possibili i numerosi effetti positivi dovuti alla sua integrazione. Rispetto alla
L-carnitina, l'ACL è maggiormente assorbibile a livello intestinale in quanto è più
liposolubile e quindi passa più agevolmente dal torrente sanguigno ai punti dei tessuti dove
agisce. L'ACI, viene eliminata in circa 12 ore, in quanto non si lega all'albumina o ad altre
proteine del sangue che potrebbero ritardarne l'emivita (la durata della sostanza nel sangue).
Diverse e decisamente interessanti le peculiarità dell'ACL,
specialmente riguardo il controllo del grasso corporeo e la stimolazione ormonale. In uno studio
su cavie di sesso maschile è stato dimostrato che la somministrazione di acetil-l-carnitina tra
i 4 e gli 8 mesi (le cavie raggiungono la maturità sessuale verso i 4 mesi) riduce del 7,7 % il
diametro delle cellule adipose sottocutanee, rispetto all'incremento dell'8,6% delle cavie senza
ACL. Se riportiamo il discorso all'uomo, è come se un soggetto di 24 anni rimanesse magro come
quando ne aveva 12, con una riduzione dei lipidi di deposito del 16%. Arrivate a 16 mesi (circa
48 anni umani) le cavie a cui era stata somministrata l'acetil-I-carnitina, avevano ancora le
dimensioni delle cellule adipose uguali a quelle di 4 mesi. Le cavie di controllo, alla stessa
età, si ritrovavano gli adipociti aumentati del 16%, ed ingranditi del 17%, rispetto all'altro
gruppo. Infine a 21 mesi le cavie "ACL" presentavano una percentuale di grasso minore
del 30% rispetto al gruppo di controllo. Se questa fondamentale azione dell'acetil-I-carnitina
sui meccanismi del grasso corporeo fosse confermata anche sull'uomo, saremmo di fronte ad uno
dei più potenti integratori dimagranti mai esistiti. Come abbiamo accennato anche sopra, l'acetil-l-carnitina
è decisamente più efficace della più famosa L-carnitina, in quanto F integrazione di ACL
aumenta l'ossidazione dei grassi e di altri substrati a livello mitocondriale del 260% (540% se
la dose è venti volte superiore), mentre l'assunzione di sola L-camitina non provoca nessun
effetto.
Altri studi hanno dimostrato che l'acetil-l-camitina aumenta
l'energia initocondriale del 25% (risultati nulli con la L-carnitina). Se ne deduce che l'ACL è
un maggior utilizzatore dei grassi rispetto alla troppo pompata L-carnitina, anche se lo sport
trasforma quest'ultima in ACL. Infatti la dose di L-camitina che bisognerebbe prendere per
ottenere gli stessi effetti dell'ACL sarebbe molto alta, in quanto la biodisponibilità della
L-carnitina è minore e non si trasforma in ACL, finché non si svolge una dura attività
fisica.
L’ACL agisce anche nel sistema nervoso, sia centrale che
periferico, in occasione di ipossie, invecchiamento, alcool, resezione o schiacciamento del
nervo.
La acetil-L-carnitina ha dimostrato una attività di
neuroprotezione intervenendo positivamente sugli episodi che conducono alla morte della cellula:
- formazione di radicali liberi; accumulo di lipidi (da
distruzione di membrane) responsabili del patologico incremento del calcio
intramitocondriale;
- ridotta attività dei complessi respiratori mitocondriali;
tra l'altro l'ACL ripristina in toto la sintesi degli enzimi del mitocondrio, che con l'età
possono calare del 60%, provocando così nei muscoli un abbassamento della capacità di
contrazione e la diminuzione del numero di fibre reclutate.
- ridotta formazione di RNA mitocondriale da ridotta
attività della DNA transcriptasi.
La L-acetilcarnitina esercita altresì una azione trofica sul
sistema nervoso promuovendo il recupero postlesionale attraverso:
- una migliore utilizzazione cellulare del NGF (fattore di
accrescimento nervoso);
- un incremento della neosintesi di fosfolipidi per la
costruzione di membrane;
- un incremento della produzione di energia (ATP) senza la
quale i meccanismi riparativi non possono aver luogo.
Nell'animale l'azione neuroprotettrice e trofica della
L-acetilcarnitina si è evidenziata con il mantenimento e/o il recupero della situazione trofica
(numero di neuroni) e funzionale: migliori capacità di apprendimento, memoria, locomozione in
vari modelli:
- invecchiamento:
- ipossia ;
- parkinson sperimentale;
- microcefalia (arresto dello sviluppo del cranio e del
cervello);
- lesioni del nervo periferico sia su base traumatica che
disendocrina (Diabete).
Nell'uomo studi clinici controllati anche di lunga durata sono
stati condotti in varie patologie:
- Sindromi involutive su base degenerativa-Sindromi
involutive su base vascolare
- Neuropatie acute e/o croniche su base disendocrina
(Diabete).
L'ACL agisce anche a livello ormonale, in quanto stimola
l'ipotalamo ( la zona del cervello che controlla le funzioni dell'ipofisi anteriore e produce
ormoni che vengono immagazzinati dall'ipofisi anteriore) a produrre una maggior quantità di
ormoni preposti al rilascio delle gonadotropine. Queste ultime stimolano nell'uomo il
testosterone e quindi sono usate con successo nel trattamento dell'ipogonadismo ipogonadotropico
idiopatico. Secondo Parnetti e altri (1990) è anche un anti-cortisolo. Ma al di là delle
letteratura, l'ACL sembra veramente stimolare il testosterone, in quanto molti atleti da me
intervistati riferiscono almeno un forte aumento dello stimolo sessuale e della sensazione di
miglior connessione nervomuscolo, tipica di alti livelli di androgeni.
Il dosaggio quotidiano dell'acetil-l-carnitina varia
tra i 500 e i 2.500 mg, assunti in piccole dosi scaglionate nella giornata (per esempio 500 mg a
dose) perché il suo riassorbimento da parte dei tubuli renali sia facile alla saturazione. La
somministrazione deve essere continuata almeno per 3/4 settimane, in quanto ci vuole un certo
tempo prima che l'ACL esplichi tutti i suoi effetti. L'acetil-l-carnitina è una sostanza
assolutamente atossica, ma in alcuni soggetti ipersensibili può causare sintomi di
iperstimolazione come nervosismo, mal di testa e insonnia. Alcuni soggetti hanno riferito di
accusare molto nervosismo associato a forti spasmi muscolari quotidiani, stanchezza patologica e
palpitazioni del cuore. In questo caso basta diminuire le dosi per eliminare questi effetti e
non assumere il prodotto di sera.
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PROVATE IL SEGUENTE SCHEMA
DI TRATTAMENTO
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| prima
settimana: |
2500 mg |
| seconda
settimana |
2000 mg |
| terza
settimana |
1500 mg |
| quarta
settimana |
1000 mg |
4 settimane di break e ripetere.
C.L.A.
Nel numero 26 (novembre/dicembre 1997) di Olympian's News è
stato pubblicato un esauriente reportage di T.C. Luoma su questo nuovo e promettente integratore
lipidico. In quella sede è stata messa in evidenza la capacità del CLA di aumentare la massa
muscolare. Ma recenti studi hanno dimostrato che l'Acido Linoleico Coniugato è anche in grado
di abbassare il grasso corporeo (incredibile visto che è un lipide anch'esso!). Il CLA è
contenuto tradizionalmente nel manzo e nei prodotti da caseificio. L'uomo non può produrre CLA,
che comunque, può essere ottenuto ingerendo cibo che lo contiene.
Il CLA è stato scoperto dal Dott.Michael Pariza dell'Università
del Wisconsin, Madison e dal Dott. Mark Cook, Professore di Scienza Animale all'Università del
Wisconsin, Madison. Il CLA è stato studiato come anticancerogeno, ma gli studi comprovano che
è anche uno stimolatore della massa magra, riduce il grasso corporeo ed agisce sul metabolismo.
Il CLA è prodotto naturalmente dal bestiame bovino da pascolo, che ha un enzima unico nel
sistema digestivo il quale converte l'acido linoleico contenuto nelle piante verdi e lo
trasforma in acido linoleico coniugato. Questo acido grasso è immagazzinato quindi nel muscolo
delle vacche. Il CLA è contenuto soprattutto nella carne di manzo e quindi anche negli
hamburger, a volte così tanto disprezzati. Due studi presentati al FASEB del '97 hanno
dimostrato che il CLA può aiutare a ridurre il grasso corporeo.
In uno studio su topi che assumevano 2.5 mg di CLA per ogni
caloria giornaliera di cibo (che si tradurrebbe a circa 6 grammi per un umano che assume circa
2500 calorie) per un periodo di 6 settimane ha guadagnato sostanzialmente meno grasso corporeo
(tra 65% e 73%) rispetto al gruppo di controllo senza CLA. Questo può essere spiegato
parzialmente dal fatto che il CLA ha ridotto la quantità di cibo assunta volontariamente tra il
9% e il 13%. Il secondo studio è stato preparato per determinare il meccanismo con il quale il
CLA accelera la perdita del grasso corporeo. Questa ricerca in vitro ha dimostrato che il CLA
non solo riduce l'ammontare di grasso depositato, ma aumenta la quantità di lipidi utilizzati e
che vengono bruciati nelle cellule muscolari. Questi effetti, combinati col possibile controllo
dell'appetito e del metabolismo riscontrata dal primo studio, mostrano che il CLA può essere
davvero un'arma vitale nella battaglia per il controllo del grasso corporeo.
I primi risultati sul campo sembrano confermare questi risultati
sugli atleti che riferiscono:
- leggera diminuzione dell'appetito;
- perdita dei grasso corporeo;
- sensazione di benessere generale.
Uno studio più specifico sugli effetti su massa magra/massa
grassa su umani è stato presentato nel 1997 alla conferenza del National Strength and
Conditioning Association. Sono stati presi due gruppi di soggetti; ad uno è stato dato un
placebo (9 grammi di olio d'oliva) mentre all'altro 6 grammi di CLA + 3,2 grammi di acidi
grassi. Dopo 28 giorni di allenamento con i pesi le differenze tra i due gruppi, sia per quanto
riguarda il grasso corporeo che gli incrementi di forza/massa magra, non erano statisticamente
significative. Però nei soggetti trattati con CLA è stato riscontrato un piccolo aumento di 2
Kg sulla panca e di 14 Kg nella pressa. Inoltre i valori di azoto, urea e creatinina di questi
atleti indicavano in questi atleti uno stato molto anabolico del loro organismo.
Un’impressione è che forse il CLA ha bisogno di studi più
lunghi di un mese, in quanto dei piccoli incrementi percentuali, se sommati per tutto l'anno,
possono invece dare incrementi significativi di forza/massa e decrementi di grasso corporeo.
In un altro studio, il CLA ha dimostrato che può potenziare la
risposta immunitaria aumentando la produzione di interleukina-2 (una potente sostanza del sangue
con proprietà anti-cancerogene ed effetti anti-infiammatori) e delle cellule T (le cellule
bianche del sangue responsabili nella distruzione di cellule invasori). Questi risultati sono
stati corroborati anche da un studio recente inedito nel quale sono stati dimostrati effetti
simili in atleti. Seguendo queste stesse linee, i ricercatori hanno deciso di investigare gli
effetti del CLA su cellule cancerogene. Hanno isolato due diverse linee di cellule del cancro
della prostata dai cani (il cancro della prostata è uno dei cancri peggiori e molto comuni in
uomini medio-anziani e più vecchi). Queste cellule cancerogene sono state esposte allora a CLA
in provetta. I ricercatori hanno trovato che in queste ultime cellule c'era un 75% di riduzione
della crescita, mentre nel gruppo di controllo la diminuzione era solo del 15%. In conclusione,
viste le accertate peculiarità nei confronti del sistema immunitario, penso che valga la pena
di prendere il CLA solo per questo. Tuttavia c'è la probabilità che a medio - lungo termine
questo grasso potrebbe essere un valido coadiuvante nella nostra guerra alla ricerca di nuova
massa muscolare e al mantenimento di bassi livelli di adipociti sottocutanci. La dose ideale
sembra essere compresa tra i 4 e i 6 grammi al giorno.
LA LEPTINA
La leptina non è un integratore, ma in futuro potrebbe diventare
la più importante sostanza per il controllo del peso. Infatti nel dicembre del 1994 Jeffrey
Friedman dell'Howard Hughes Medical Institute e della Rockfeller University di New York, ha
individuato il cosiddetto gene OB (da obesity), che appariva difettoso in topi obesi. Il gene OB
è il produttore della leptina, una proteina prodotta dalle cellule adipose e quindi abbondante
in modo proporzionale alla quantità di grasso contenuto negli adipociti. Il dato che il deficit
di leptina o un prodotto alterato del gene (OB) portava ad anomalie nella regolazione
dell'appetito e del livello di insulina dei topi obesi ha fatto partire numerosi studi a livello
umano. Secondo Friedman la leptina, giungendo attraverso il sangue all'ipotalamo (la nostra
ghiandola endocrina situata nel cervello, una sorta di direttore d'orchestra di numerose
funzioni nel nostro organismo) scatena i seguenti meccanismi:
• Aumento dei consumo di grassi;
• Diminuzione dell'appetito;
• Aumento dei consumo calorico dovuto all'attività fisica;
L’idea del ricercatore è quindi di
somministrare leptina supplementare per "convincere" il cervello a mandare i segnali
per il dimagrimento.
Il gene OB
è solo uno dei tanti geni
responsabili
nell'accumulo del grasso.
Di diverso parere sono i ricercatori della casa
farmaceutica svizzera Hoffmann-La Roche e del suo partner, la Millennium, Pharmaceuticals di
Cambrige nel Massachusetts, che asseriscono che le cose non sono così semplici. Infatti le
iniezioni di leptina nel topo obeso non vanno interrotte, in quanto il peso perso viene subito
recuperato. Inoltre non tutti i topi perdono peso con la cura, segno questo che vi devono essere
recettori o vie di conduzione del segnale che a loro volta possono presentare difetti genetici.
A quanto pare, poi, il gene OB è solo uno dei tanti geni responsabili nell'accumulo del grasso.
Gli stessi ricercatori della Millennium hanno già trovato il gene TUB (barilotto in italiano),
e lo stanno brevettando. Molti sono i dubbi che circondano la scoperta della leptina. Il primo
riguarda il fatto che un topo obeso non può esattamente avere le caratteristiche di un uomo
obeso; il secondo è che gli effetti collaterali non sono stati ben studiati, in quanto il
trattamento sui topi è durato solo un mese; infine il terzo dubbio è in riferimento al fatto
che non tutte le forme di obesità sono dovute a difetti genetici. Ricerche su umani sono state
comunque fatte, come quella di Considine ed altri del 1996. Questo studio evidenzia un possibile
meccanismo per la obesità nell'uomo. Si sono scoperti livelli di Leptina quattro volte più
alti in 139 soggetti obesi rispetto a 136 controlli di peso normale. I livelli di Leptina
riscontrati erano positivamente correlati con la quantità di grasso corporeo e diminuivano in
modo significativo se il soggetto obeso perdeva anche solo il 10% del peso corporeo. Nelle
cellule adipose dei soggetti obesi si riscontravano anche livelli di RNA messaggero proveniente
dal gene OB più alti dei soggetti normali. Questo dimostra che i soggetti obesi producono una
quantità di Leptina superiore al normale, e che nel loro caso il cervello è insensibile a
questo stimolo.
Recenti studi hanno dimostrato
che l'acido linoleico coniugato
è anche in grado di abbassare il grasso
corporeo.
In un altro lavoro di Zimmer ed altri, (1996), svolto nelle isole
Samoa, vennero selezionati 240 soggetti ambosessi, di età compresa tra 28 e 74 anni. 1 livelli
di Leptina risultarono più elevati nelle donne rispetto agli uomini, anche dopo aggiustamento
per il BMI (indice del metabolismo). I livelli di Leptina, inoltre, risultarono fortemente
correlati con il BMI, con la circonferenza alla cintura, con la concentrazione di insulina, ma
non con la tolleranza al glucosio o con l'attività fisica.
Tramite analisi multivariata si sono individuate quattro
variabili che spiegavano il 78% della variazione dei livelli di Leptina: insulinemia a digiuno,
BMI, sesso e un fattore che esprimeva l'interazione tra BMI e sesso.
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