|
Valore proteico dei prodotti avicoli
Gli alimenti che rientrano nel gruppo nutrizionale carne,
pesce, uova si caratterizzano per il loro apporto in proteine di elevata qualità oltre che in
ferro ed in diverse vitamine del complesso B.
Tutti i componenti del gruppo, fra i quali rientrano naturalmente i prodotti avicoli, sono cioè
fondamentalmente alimenti proteici.
Infatti sia la quantità di proteine che la loro qualità biologica raggiungono livelli molto
elevati: basti pensare che con soli 100 grammi di carne si riescono a coprire circa il 35-40%
della quantità globale di proteine giornalmente raccomandata per un individuo adulto, e che il
loro indice chimico (calcolato sulla base della composizione in aminoacidi essenziali rispetto
ad una proteina di riferimento, quale quella FAO/WHO/UNU, 1985) assume in molti casi il valore
massimo di 100.
Indice chimico delle proteine di diverse carni e delle
uova (dalle Tabelle INN)
| CARNI |
Indice chimico |
| Agnello e montone |
100 |
| Bovino adulto e vitella |
100 |
| Coniglio |
87 |
| Maiale coscio |
100 |
| Maiale lombo |
80 |
| Maiale spalla |
87 |
| Pollo intero |
95 |
| Pollo petto |
100 |
| Tacchino petto |
100 |
| Uova |
100 |
|
A POLLO E TACCHINO IL PRIMATO DELLA CARNE
PIÙ MAGRA
Abbiamo voluto mettere a confronto i tagli che in assoluto hanno il minor contenuto
lipidico di alcuni prodotti avicoli, suini e bovini per stabilire qual è veramente la carne
più magra.
Il pollo e il tacchino risultano chiaramente sempre al primo posto: contengono meno
grassi, meno colesterolo e possono vantare la migliore composizione di acidi grassi (cioè
prevalenza di monoinsaturi e polinsaturi sui saturi).
|
LIPIDI
(g/100 g di parte edibile)
|
| |
|
|
Petto di pollo
|
0,8
|
|
Fesa di tacchino femmina
|
0,8
|
|
Fesa di tacchino maschio
|
1,7
|
|
Vitello, filetto
|
2,7
|
|
Coscio di maiale leggero
|
3,2
|
|
Bovino adulto, taglio posteriore
|
3,4
|
|
Coscio di maiale pesante
|
5,1
|
|
Agnello
|
8,8
|
|
|
COLESTEROLO
(mg/100 g di parte edibile)
|
| |
|
|
Fesa di tacchino
|
50
|
|
Petto di pollo
|
60
|
|
Maiale, privato del grasso visibile
|
60/70
|
|
Bovino adulto, tolto il grasso visibile
|
65/75
|
|
Vitello, privato del grasso visibile
|
70
|
|
Agnello
|
70
|
|
|
COMPOSIZIONE IN ACIDI GRASSI
(g/100 g di parte edibile)
|
| |
| |
Saturi
|
Monoinsaturi
|
Polinsaturi
|
Lipidi totali
|
Rapporto
polinsaturi/saturi*
|
| |
|
|
|
|
|
Petto di pollo
|
0,25
|
0,19
|
0,23
|
0,8
|
0,92
|
|
Fesa di tacchino
|
0,38
|
0,31
|
0,34
|
1,2
|
0,89
|
|
Vitello, filetto
|
1,14
|
1,29
|
0,11
|
2,7
|
0,1
|
|
Coscio di maiale leggero
|
1,13
|
0,53
|
1,26
|
3,2
|
1,11
|
|
Bovino adulto taglio poster.
|
1,14
|
1,12
|
0,68
|
3,4
|
0,6
|
|
Coscio di maiale pesante
|
1,72
|
1,99
|
0,87
|
5,1
|
0,5
|
| |
|
|
|
|
|
|
* Il valore auspicabile nella dieta complessiva è intorno all’unità
|
|
|
Se poi si prendono in considerazione, come parametro della
qualità proteica, la composizione in aminoacidi essenziali ed il loro contenuto complessivo, si
può notare come anche in questo caso i prodotti avicoli si pongano ai vertici della scala dei
valori fra le proteine di origine animale, con valori sempre al di sopra del fabbisogno dei
singoli aminoacidi per il bambino, oltre che per l’adulto e con valori totali massimi (v.
tabella in basso). L’indice chimico o il puro e semplice contenuto in aminoacidi possono
tuttavia non rappresentare valori fisiologici reali in quanto vengono determinati chimicamente
in laboratorio e non tengono perciò conto della condizione di biodisponibilità vera per l’organismo
ricevente. Per questo motivo, i metodi biologici di determinazione della qualità proteica sono
più attendibili e sicuri, anche se non sono in grado di riconoscere a quale specifico
componente aminoacidico sia da attribuire il valore globale della proteina presa in esame, oltre
ad essere lunghi e costosi. Attualmente, sulla base di metodi e risultati sperimentali, si tende
a sostituire, nella valutazione della qualità proteica di un alimento, al puro e semplice
indice chimico, un indicatore più valido basato sul prodotto fra indice chimico e digeribilità
(FAO/WHO, 1991).
Anche in questo caso, considerando gli elevati coefficienti di digeribilità delle proteine dei
modelli avicoli, come del resto di quelli delle proteine di origine animale, il valore proteico
di tali prodotti resta elevato e certamente ai primi posti fra quelli di altri alimenti.
Indice di digeribilità delle proteine di diversi
alimenti nell’uomo
(da Protein Quality Evolution, FAO/WHO)
|
ALIMENTO
|
Valori medi |
| |
|
|
Latte
|
95 |
|
Formaggi
|
95 |
|
Carne bovina
|
94 |
|
Carne di pollo
|
96 |
|
Uova
|
97 |
|
Pesce
|
94 |
|
Riso
|
88 |
|
Frumento integrale
|
86 |
|
Piselli
|
88 |
|
Fagioli
|
78 |
|
Mais
|
87 |
|
In definitiva il valore proteico delle uova e delle carni avicole, nelle diverse parti o tagli
oggi disponibili, resta in ogni caso pari o anche superiore a quello di altre carni largamente
consumate quali quelle bovine e suine, in grado di far fronte facilmente alle esigenze di un
organismo in crescita che, come si è visto, richiede una concentrazione in aminoacidi
essenziali molto più elevata di quella richiesta per un adulto, oltre che in condizioni
fisiologiche compromesse, quali quelle che si possono riscontrare nelle persone convalescenti o
anziane, che esigono fonti alimentari di proteine concentrate.
Gianni Tomassi
Cattedra di Scienza dell’Alimentazione Università “La Tuscia” di Viterbo, nov. 1997.
|
Fabbisogno e composizione in
aminoacidi essenziali di proteine di origine animale
(dalle RDA americane 10a edizione)
|
| |
|
|
|
|
|
|
| |
Fabbisogno mg/g proteine
|
Composizione mg/g proteine
|
| Aminoacidi essenziali |
Neonati |
Bambini
di 2 anni |
Adulti |
Latte
vaccino |
Carni
bovine |
Prodotti
avicoli |
|
Istidina
|
16
|
(19)* |
(11)*
|
27
|
34
|
22
|
|
Isoleucina
|
40
|
28
|
13
|
47
|
48
|
54
|
|
Leucina
|
93
|
66
|
19
|
95
|
81
|
86
|
|
Lisina
|
60
|
58
|
16
|
78
|
89
|
70 |
|
Metionina
+ Cistina
|
33
|
25
|
17
|
33
|
40
|
57
|
|
Fenilalanina + Tirosina
|
72
|
63
|
19
|
102
|
80
|
93
|
|
Treonina
|
50
|
34
|
9
|
14
|
12
|
17
|
|
Triptofano
|
10
|
11
|
5
|
14
|
12
|
17
|
|
Valina
|
54
|
35
|
13
|
64
|
50
|
66
|
|
TOTALE senza istidina
|
412
|
320
|
111
|
477
|
445
|
490
|
| |
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
* valori stimati e non ancora ben definiti
|
|
|
|
|
Prodotti avicoli, cibo da atleta
Se parliamo di atleti, cioè di sportivi severamente
impegnati in allenamenti estenuanti e in ripetute e gravose competizioni, va certamente
considerato che questi soggetti necessitano di elevati apporti giornalieri di energia. Poter
contare su alimenti di elevato valore nutrizionale, e al contempo con contenuti apporti di
grassi, è un vantaggio di cui è opportuno tener conto, educando gli atleti ad un uso generoso
e continuo di questi alimenti, specie in considerazione delle ultime tabelle elaborate dall’Istituto
Nazionale della Nutrizione.
I vantaggi delle carni di pollo e tacchino sono importanti anche per gli sportivi amatoriali,
per coloro che fanno sport per tenersi in forma e per tutti quelli che praticano sport per
promuovere la salute. Infatti per tutti costoro, e ormai si tratta di milioni di soggetti, più
che mai è opportuno consigliare un’alimentazione “prudente”, come si suol definire il
frequente ricorso a cibi di elevato valore nutritivo, ma a basso apporto di grassi saturi. Senza
voler demonizzare alcuni miti del passato, che hanno avuto successo soprattutto dalla fine della
guerra ai primi anni 70, le moderne raccomandazioni scientifiche indicano nella varietà delle
scelte alimentari uno dei capisaldi della moderna alimentazione dello sportivo.
Alternare le carni, privilegiando l’uso di carni meno ricche di grassi e più digeribili, è
senz’altro un’indicazione medico-preventiva da adottare per gli atleti e per chi pratica
sport in generale. È questo il motivo per cui si sta diffondendo sempre più negli ultimi anni
la tendenza a comprendere nell’équipe di medici che segue i grandi clubs sportivi, la figura
del medico internista esperto di problemi nutrizionali, così da avere continuamente
indicazioni, consigli, suggerimenti che inducano ad un’alimentazione corretta e salutare.
Le carni di pollo e tacchino inoltre per il loro buon valore nutritivo riferito soprattutto alla
presenza di proteine e di sali minerali (ferro compreso!) si adattano bene sia in fase di
rifornimento (pasto pre-gara) che in fase di recupero (pasto post-gara); il ridotto apporto di
grassi e le dimensioni delle fibre muscolari di queste carni favoriscono in particolare la
digestione gastrica che, se è lunga e laboriosa, può disturbare l’atleta sia durante la gara
e/o l’allenamento, sia nelle fasi di ristoro.
Si evidenzia così un’altra caratteristica fondamentale della carne di pollo e tacchino: la
leggerezza (intendendo per leggerezza la facile digeribilità) a fronte di un’apporto di
nutrienti che è comunque ricco, tanto da fornire l’energia necessaria alla prestazione.
È da sottolineare inoltre l’importanza che ha per l’atleta una preparazione in cronico, che
cioè non tenga conto soltanto dell’immediatezza della gara o dell’allenamento, bensì di un
programma articolato e complesso che si adatta giorno per giorno e che porta il soggetto alla
grande competizione nella condizione di equilibrio metabolico sufficiente a garantire l’esito
positivo della performance.
Giovanni Caldarone
Direttore del Dipartimento di Medicina dell’Istituto di Scienza dello Sport del CONI
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”, Milano, 12 nov. 1997.
Regimi dietetici “variati”
Uno dei dati più eclatanti emersi dall’analisi sulla composizione chimica dei prodotti
avicoli effettuata dall’Istituto Nazionale della Nutrizione si riferisce al contenuto in
grassi. La composizione in nutrienti energetici di alcuni tagli di pollo e di alcuni pesci,
essendo pressoché analoga, permette una interscambiabilità tra questi due tipi di alimenti;
ciò risulta molto utile nelle diete ipocaloriche (dimagranti) e nelle diete per le
dislipidemie. Si elimina così la monotonia, uno dei maggiori problemi nutrizionali per regimi
dietetici da seguire in diverse patologie.
È infatti sicuramente un vantaggio poter utilizzare vari tipi di pesce e tagli diversi di
pollo, che apportano analoghe quantità di calorie e di grassi; senza escludere altri alimenti
dalla razione alimentare abituale.
Quanto al contenuto proteico, il dato sulla carne di pollo e tacchino emerso dallo studio dell’INN
va considerato fondamentale nella definizione di un regime alimentare ipocalorico, dal momento
che le diete dimagranti sono spesso anche iperproteiche, per poter garantire il bilancio azotato
preservando la massa magra e perché fanno aumentare la quota di energia spesa nei processi
metabolici (cioè la termogenesi indotta dalla dieta). Viceversa, l’abolizione di qualunque
cibo di origine animale se prolungata nel tempo, può indurre carenza di importanti nutrienti
indispensabili per il completo benessere, quali il ferro, lo zinco, il calcio e la Vitamina B12.
Particolarmente a rischio nelle diete vegetariane strette risultano i bambini, le gestanti, le
donne in allattamento, gli anziani, gli sportivi. Al contrario, le diete vegetariane meno
rigide, come quelle latteo-vegetariane o ovo-latteo-vegetariane, presentano possibilità molto
maggiori di copertura di bisogni nutritivi.
Va infine fatta un’altra riflessione. Troppo spesso parlando di dieta si pensa ad un regime
alimentare dimagrante: in realtà talvolta ci si sottopone ad una dieta per acquistare peso o
per combattere patologie più o meno gravi (quali, ad esempio, l’insufficienza renale
cronica). Il pollo intero è considerato dagli esperti di dietologia un’ottima soluzione per
esigenze di tutta la famiglia: dobbiamo pensare che spesso alla stessa tavola siede chi è
inappetente, chi deve dimagrire e chi, al contrario, deve ingrassare. Chi è in sovrappeso o
vuole semplicemente mantenersi leggero mangerà il petto di pollo, mentre gli altri mangeranno
la coscia, particolarmente ricca di ferro, zinco e rame rispetto agli altri tagli, o l’ala,
eventualmente con la pelle, perché più saporita.
Per i dietologi infine, è molto importante far riferimento alla composizione del prodotto, a
seconda che sia cotto o crudo. Ciò perché il rapporto tra proteine e peso cambia dopo la
cottura: se, a seguito del trattamento termico, si riduce la quantità d’acqua per l’evaporazione,
si ridurrà anche il peso complessivo dell’alimento e quindi crescerà, in proporzione la
concentrazione in proteine.
Pietro Antonio Migliaccio
Libero docente in Scienze dell’Alimentazione e specialista in Gastroenterologia
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”, Milano, 12 nov. 1997.
Alimentazione infantile e aminoacidi
La composizione in aminoacidi del pollo può essere ritenuta ottimale per l’alimentazione dei
soggetti in età evolutiva: è questa la ragione per la quale si consiglia la presenza di
proteine di alto valore biologico nelle mense nelle refezioni scolastiche. In particolare le
proteine delle carni di pollo e tacchino sono ricche di lisina, istidina e arginina, aminoacidi
essenziali fondamentali per l’accrescimento.
Oggi che si riscontrano di frequente casi di sovrappeso e di obesità infantile diventa
importantissimo conoscere la composizione degli alimenti in modo da proporre diete ipocaloriche
che forniscano la giusta quantità di aminoacidi essenziali necessarie nella fase evolutiva.
Solo attraverso la conoscenza approfondita della composizione degli alimenti si può intervenire
nella prescrizione di diete che prevedano l’alternarsi di diversi alimenti nella dieta,
specialmente per rompere la monotonia di un regime alimentare ipocalorico. Ben diversa è
infatti una dieta dimagrante per un bambino e per un adulto. In ogni caso un bambino è
sufficiente che non aumenti di peso perché, crescendo, automaticamente dimagrisca, cioè
diminuisca la percentuale della massa grassa. L’importante è perciò dare gli aminoacidi per
l’accrescimento senza aumentare la quantità di energia della dieta; è infatti difficile
abbattere la convinzione che lo studio o la lettura aumentino le necessità caloriche.
Pietro Antonio Migliaccio
Libero docente in Scienze dell’Alimentazione e specialista in Gastroenterologia,
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”, Milano, 12 nov. 1997.
Le uova fanno male al fegato?
Fra le varie leggende negative che negli anni hanno
perseguitato le uova, vi sono anche quelle della frequente presenza di intolleranze, nonché
quelle della nocività per il fegato del consumatore.
Le vere intolleranze digestive all’uovo determinano diarrea, nausea e, a volte, vomito. Sono
però molto più rare di quanto generalmente si dica (un’inchiesta epidemiologica durata 12
anni e condotta in Francia le valuta intorno al 2%). In genere si tratta di allergie all’ovalbumina,
senza nessun rapporto con un’insufficienza epatica di alcun tipo.
Non esiste quindi alcun motivo per escludere le uova dall’alimentazione nel corso di terapie
antiepatite o in presenza di cirrosi, a patto che il regime adottato sia equilibrato nel suo
complesso.
Infatti, non soltanto è vero che le uova non sono assolutamente dannose per il fegato, ma è
anche vero che, al contrario, essendo esse ricche di sostanze dotate di azione protettiva per la
cellula epatica (come colina, metionina e fosfolipidi), sono molto utili, e addirittura
consigliabili, per un corretto metabolismo dell’epatocita e per un migliore trofismo dell’organo.
Le uniche persone che devono evitare il consumo di uova sono i soggetti affetti da patologie
delle vie biliari da calcoli o da infiammazione acuta o cronica. Infatti l’uovo stimola lo
svuotamento della cistifellea e questo potere, favorevole in condizioni normali perché agevola
la digestione degli altri grassi, rischia ovviamente di provocare coliche biliari in chi
presenta ostruzioni al normale deflusso della bile.
Va peraltro ricordato che questa caratteristica attitudine colecistocinetica (che sembra mediata
attraverso un aumento della produzione di colecistochinina, l’ormone duodenale che stimola la
contrazione della colecisti ed il rilasciamento dello sfintere di Oddi) non è esclusiva delle
uova, ma è comune anche alla panna, al burro e in generale a qualunque alimento ricco di
grassi.
Le allergie all’uovo, infine, sono estremamente rare: riguardano circa l’1% dei consumatori,
contro – ad esempio – un 3-5% di allergie da latte di mucca. Possono essere di due tipi:
vere allergie, dovute direttamente alle proteine (sia del tuorlo che dell’albume) o allergie
indirette, secondarie alla liberazione di istamina.
I fenomeni allergici cui talvolta le proteine dell’uovo possono dar luogo in soggetti
predisposti sono a carico della cute, del sistema respiratorio o di quello gastrointestinale. Si
tratta di fenomeni comuni anche ad altri alimenti popolari (latte, frumento, pesce, vari tipi di
carne, pomodori, cioccolato, agrumi, ecc.) e, se è giusto che in questi casi si eviti l’assunzione
dell’alimento incriminato, è anche bene che si sappia che – per quanto riguarda l’uovo
– la sensibilizzazione riguarda in genere il solo albume e non il tuorlo, e inoltre che spesso
la cottura, con la relativa denaturazione della proteina responsabile, è sufficiente per
eliminare ogni problema.
Può anche essere utile ricordare che un paziente allergico alle uova può reagire anche alla
somministrazione di sostanze immunizzanti preparate usando le uova come medium: è il caso, ad
esempio, di alcuni vaccini anti-polio e anti-influenzali.
Prof. Marcello Ticca
Responsabile dell’Informazione Nutrizionale dell’Istituto Nazionale della Nutrizione,
Conferenza stampa “Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”, Milano, 12 nov. 1997.
Settore avicolo italiano: qualità
sempre più alta
Se i prodotti avicoli italiani sono al top della qualità in
Europa – ed i nuovi dati di composizione chimica presentati recentemente dall’Istituto
Nazionale della Nutrizione non fanno altro che confermarlo – dipende soprattutto dalle
tecniche di allevamento, così naturali da fornire assoluta garanzia di qualità. I polli
italiani vengono allevati esclusivamente a terra, scegliendo razze pesanti e privilegiando tempi
di allevamento più lunghi rispetto agli altri paesi: ciò comporta carni più mature e gustose.
In più vengono utilizzati esclusivamente alimenti ad alto contenuto nutrizionale: al 70%
granturco o grano anziché, ad esempio, i prodotti sostitutivi e i sottoprodotti utilizzati in
moltissimi allevamenti esteri, che danno luogo a produzione di carne di qualità e sapidità
inferiori. Infine il raffreddamento viene fatto ad aria, anziché ad acqua come avviene per lo
più in altri paesi, dove il consumatore rischia così di comprare acqua per carne.
Molte aziende avicole italiane adottano l’integrazione produttiva completa che consente di
controllare direttamente l’intero ciclo produttivo con evidente garanzia di sicurezza
igienico-sanitaria per il consumatore. Tutti gli allevamenti italiani sono controllati da
veterinari i quali sono obbligati, prima dell’invio al macello, di fare la visita ante mortem.
In tutti i macelli ci sono poi dei veterinari che visitano uno per uno i polli e i tacchini. Non
solo, ma in ogni stabilimento c’è un laboratorio specializzato per l’autocontrollo, questo
laboratorio fa le analisi sui prelievi fatti dai veterinari pubblici della U.S.L. e, effettuata
l’analisi in laboratorio, si trascrivono i risultati nel registro. Inoltre esiste un servizio
del Ministero della Sanità che assicura che in tutte le regioni ci siano dei controlli continui
ed esiste una pubblicazione del Ministero stesso che riporta ogni dato, a tutela e garanzia del
consumatore.
Solo 40 anni fa l’avicoltura italiana, praticamente, non esisteva. Il valore della produzione
avicola italiana – a valori 1996 – superava di poco i mille miliardi: negli allevamenti
avicoli lavoravano circa 2500 persone e ogni italiano consumava poco più di 2 chili di carne
avicola in un anno. In quarant’anni produzione, consumi e fatturato sono cresciuti di circa 10
volte. L’occupazione di oltre trenta volte. Nel 1996, in particolare, ogni italiano ha
consumato in media 19,3 kg di carni avicole e 221 uova: la bilancia commerciale ha portato un
saldo attivo di 51.000 tonnellate, il 6,1% in più rispetto all’anno precedente.
Complessivamente il fatturato ha raggiunto i 9.400 miliardi, con un’occupazione diretta di
80.000 addetti. Il settore avicolo è l’unico autosufficiente producendo tutto quello che
consuma, anzi esportando il 5-6% della produzione nazionale.
All’aumento della richiesta di pollo e tacchino ha contribuito probabilmente la sempre
maggiore offerta di prodotti ad alto contenuto di servizio, in molti casi già elaborati, ancora
crudi ma già pronti per la cottura, come spiedini (di pollo, di tacchino o misti), hamburger,
salsicce, involtini, arrotolati, ma anche polli (o parti di pollo) ripieni o completati con
patate, pancetta, odori, ecc. Questi prodotti, insieme ai trasformati, che invece sono già
cotti e nei quali le carni di pollo e tacchino sono spesso unite ad altri ingredienti (ad
esempio, cordon bleu, cotolette, wurstel, polpette farcite, bocconcini, salumi ed affettati),
sono entrati nelle abitudini alimentari degli italiani per la loro facilità e comodità d’uso,
oltre che per la loro varietà e qualità. Nell’ultimo decennio si stima che ne siano stati
consumati 1,7-1,8 kg pro-capite l’anno.
Né va dimenticato l’elevato valore nutritivo, la favorevole composizione in acidi grassi, il
primato qualitativo e l’economicità dei prodotti avicoli. Questi sono infatti quelli che
maggiormente contribuiscono al risparmio delle famiglie perché forniscono la proteina animale
al minor costo. Dall’inizio del secolo ad oggi i prezzi delle carni di pollame e di tacchino e
quelli delle uova – a valori costanti – sono più che dimezzati: insieme al latte,
rappresentano la razione proteica più a buon mercato.
Nessun altro settore zootecnico è riuscito ha sfruttare così profondamente la ricerca e la
tecnologia per offrire al mercato nuovi prodotti ad alto contenuto di servizio, capaci di
rispondere alle esigenze dei consumatori, della distribuzione moderna e del catering.
Rino Celadon
Presidente dell’Unione Nazionale dell’Avicoltura,
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”, Milano, 12 nov. 1997.
I consumatori e l’alimentazione
del 2000
Gli anni 90 sono caratterizzati dalla ricerca di un migliore
equilibrio del progetto di vita e il cibo non fa eccezione. È sempre meno praticata l’adozione
di regole rigide, di atteggiamenti autopunitivi in nome della salute, sono in crisi i prodotti
“light”. Il modello emergente nelle fasce più trainanti (i consumatori “attenti”) è
quello di un’alimentazione sana e gustosa, oggi in buona misura identificata con la dieta
mediterranea. L’aspetto più innovativo rispetto a ieri riguarda il controllo che non si
traduce nell’esclusione drastica degli alimenti percepiti come rischiosi (alcool, grassi,
dolci), ma, ad esempio, nella riduzione della quantità, nell’alleggerimento delle
preparazioni e nell’attenzione alla qualità e quantità dei grassi.
I nuovi valori nutrizionali di pollo, tacchino e uova vanno incontro alle tendenze sul cibo di
tipo salutistico, non disgiunte dal desiderio di nuovi edonismi. Il cibo deve essere infatti
anche banca del tempo (nel senso di far risparmiare questa risorsa), creatività gastronomica,
vero piacere e recupero etnico. Le carni di pollo e tacchino, e anche le uova, possiedono le
giuste caratteristiche per rispondere a queste esigenze. In tale contesto fondamentale risulta
anche il compito dei divulgatori, dei gastronomi e soprattutto degli esperti di nutrizione e di
comunicazione che hanno il ruolo non facile di modificare gli orientamenti e gli atteggiamenti
dei consumatori. Se negli anni 50 erano i genitori ad educare le figlie prima che uscissero di
casa affinché imparassero le buone norme alimentari per far crescere bene ed in salute la
famiglia; oggi questo tipo di indicazioni viene dai media e dagli organi di certificazione, da
quelle “authorities” che tanto piacciono agli italiani. In tal senso l’attenzione dei
produttori italiani a riportare sulle etichette tutti i dati relativi non solo alla
conservazione degli alimenti, ma anche alla descrizione delle caratteristiche nutrizionali
rappresenta una garanzia di qualità e di corretta informazione. Inoltre la tendenza ad offrire
una varietà di prodotti sempre più vasta, dando sempre più spazio agli elaborati e
trasformati, è la conferma che queste carni potranno riscuotere ancor più successo in futuro e
potranno sostenerlo proprio in una logica di authority al di sopra delle parti.
Giuseppe Minoia
Vice Presidente dell’Eurisko,
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”. Milano, 12 nov. 1997.
Uova: una miniera di proteine per
ogni età
Le proteine delle uova sono considerate in assoluto quelle
dal valore biologico più elevato, ossia la cui composizione in aminoacidi meglio risponde alle
necessità dell’organismo dell’uomo per quanto concerne la sintesi delle sue proteine.
Le uova sono molto indicate per il bambino e per l’anziano grazie alla loro elevata
digeribilità. Proprio per questo, le moderne raccomandazioni scientifiche sottolineano l’importanza
di questo alimento nei regimi alimentari di qualunque fascia d’età. Riguardo alla quantità
da consumare, è difficile dare un’indicazione precisa: comunque nelle linee guida rivolte
alla totalità della popolazione si indica un consumo medio di circa tre uova a settimana,
riferendosi essenzialmente all’adulto; tuttavia i nuovi dati lasciano spazio alla possibilità
di superare queste quantità. Per quanto riguarda l’alimentazione del bambino, non c’è
dubbio che l’uovo abbia un ruolo fondamentale, tanto è vero che è uno degli alimenti che
vengono subito utilizzati dopo lo svezzamento per completare l’apporto nutritivo del latte e,
quindi, per arricchire l’alimentazione e dare un nuovo impulso all’accrescimento del
bambino. I valori di composizione aggiornati che sono stati ora accertati non possono che
confermare quanto detto sopra.
Per quanto concerne il regime alimentare delle persone anziane, occorre ricordare che in questa
fascia d’età si riscontrano spesso problemi di malnutrizione proteico-vitaminica. Un consumo
più frequente di uova, possibile per tutti data la convenienza economica di questo prodotto,
può validamente contrastare questa condizione, sia per quanto riguarda le proteine che per
quanto riguarda, ad esempio, la Vitamina A.
Un altro aspetto importante che emerge dalle nuove Tabelle di Composizione 1997 è il seguente:
grazie ai miglioramenti delle tecniche di allevamento (mangimi più ricchi di grassi polinsaturi
e più controllati) si hanno oggi a disposizione uova caratterizzate da un minor contenuto in
grassi totali e nelle quali gli acidi grassi insaturi sono in quantità superiore a quella degli
acidi grassi saturi, con un buon quantitativo in acidi grassi moninsaturi.
Marcello Ticca,
Responsabile dell’Informazione Nutrizionale dell’Istituto Nazionale della Nutrizione,
“Pollo, tacchino e uova: meno grassi più proteine”. Milano, 12 nov. 1997
|