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La più antica e diffusa concezione
filosofica del corpo è quella che lo considera lo strumento dell'anima. La tesi
della strumentalità del corpo richiede che esso non possa fare nulla senza l'anima,
come la scure non serve a nulla se non è impugnata da qualcuno. Questa dottrina
venne abbandonata solo in seguito all'affermazione del filosofo Cartesio,
(1596-1650) che corpo ed anima sono due sostanze eterogenee ed indipendenti (tanto
che non solo il corpo non può agire sul pensiero ma si rivela problematico perfino
come il pensiero possa agire sul corpo). Mentre la tesi di Cartesio ha costituito il
presupposto teorico delle indagini scientifiche sui corpi e ha reso possibile una
certa scienza, oggi nello sport si sta recuperando la vecchia tesi della
strumentalità e dell'olismo al fine di aumentare la prestazione degli atleti.
È noto che in alcuni sport l'influenza della mente sul risultato va da un 60% ad un
90%, in altri (arco, sparo, climbing ed aikido ad esempio) rappresenta il 100%. Il
bodybuilding richiede indubbiamente uno dei più diretti legami mente-corpo al
fine di raggiungere sia una buona forma fisica per il giorno della gara sia una
totale concentrazione per ogni allenamento del periodo preparatorio alla gara.
Il bodybuilding si basa sul fatto che per sviluppare efficientemente il corpo
bisogna applicare efficientemente la mente.
Ognuno di noi ha sperimentato allenamenti produttivi nella misura in cui si era
concentrato e ogni campione ha raccontato dell'importanza dell'impiego della mente.
L'impiego della psicologia nel bodybuilding non è affatto recente: essa è già una
componente fondamentale dei "Principi d'allenamento" di Weider. Ad
esempio il "principio del sovraccarico" richiede che si affronti
ogni sets con sicurezza ed intensità concentrandosi sul lavoro muscolare più che
sul peso. Il "principio della priorità" prescrive di allenare i
gruppi più deboli quando sei più riposato fisicamente e mentalmente. Il "principio
dell'allenamento istintivo" non richiede che una fedele sintonia tra mente
e corpo in modo che l'intelligenza del bodybuilder adatti quell'allenamento a quella
data situazione fisica in cui si trova il suo corpo.
La psicologia del bodybuilding non è inutile:
se non si enfatizza la componente mentale, gli stessi principi Weider non potranno
dare grandi risultati (ad esempio l'ansia di sollevare troppo carico ci fa fare male
la serie, eseguire la serie male significa barare e non stimolare i muscoli). Data
l'alta interrelazione tra mente e corpo nel bodybuilding, un libro di psicologia del
bodybuilding non potrà differire da un qualsiasi altro manuale sul bodybuilding:
parlando delle componenti psicologiche dei principi d'allenamento, della dieta e
della gara dovrà parlare anche dei principi d'allenamento, della dieta e della
gara. D'altra parte un buon libro di bodybuilding non mancherà di avere una sezione
dedicata alla psicologia ... infatti, andate al cap. 7 dell'"Enciclopedia"
di Arnold e vedete un po' di che argomento si tratta! Riconosciuta l'importanza di
approfondire la componente psicologica dell'allenamento (e non solo per il
bodybuilding agonistico) è auspicabile che l'argomento venga sempre più trattato
in libri e riviste dal momento che il bodybuilding non è più, o non lo è mai
stato, un pumping iron stupido e casuale.
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