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(articolo di Paolo Gattimolo Sportcom & Fitcom
Solutions)
La concentrazione è il processo di dirigere
la nostra attenzione. Ci sono varie modalità di dirigere la nostra attenzione, ognuna di
queste utili nei vari contesti. Quando la nostra concentrazione fluisce nel posto giusto al
momento giusto possiamo avere accesso allo straordinario fenomeno della "trance
agonistica".
La trance agonistica: essere in "the
zone" o in "the pit".
"Trance agonistica" è un
espressione utilizzata per descrivere lo stato psicofisico nel quale viene a trovarsi uno
sportivo quando, durante una gara o un allenamento, si sente, per così dire, toccato dalla
grazia e ogni cosa va per il verso giusto. In uno stato di concentrazione assoluta tutto
sembra fluire senza sforzo e si percepiscono sensazioni di euforia e potenza. Alla fine, anche
in caso di sconfitta quella gara rimane scolpita nella memoria come straordinaria, come una
delle migliori della carriera. Gli americani chiamano questo stato di concentrazione essere in
"the zone".
All’estremo opposto sta quello stato nel
quale tutto sembra andare storto, essere in "the pit": ogni cosa è in grado di
distrarre, si perde ogni riferimento con gli obiettivi, si è confusi e inermi davanti al tuo
avversario che sia un uomo, il tempo o il centimetro. Ci si può sentire rassegnati o
arrabbiati, ma che si abbia vinto o perso, si ha la certezza di poter fare molto meglio.
Il numero di volte che sei nella
"zone" o nella "pit" saranno più o meno le stesse nella tua vita; la
maggior parte del tempo stai nel mezzo tra questi due estremi, probabilmente più vicino alla
"zone" che alla "pit". Numerose ricerche fatte hanno evidenziato che per
il momento nessuno riesce a entrare nella "zone" consapevolmente, è come se questo
stato arrivasse e se ne andasse senza lasciare traccia. Quello che si può fare è favorire l’instaurarsi
di questo stato, mettendo in atto una serie di comportamenti e di strategie mentali, che
imparerete in questo e nei prossimi articoli, che allontaneranno per sempre la "pit"
e ti permetteranno di sperimentare la "zone" un numero di volte sempre maggiore.
Stare nella "zone" quindi è essere
in un particolare stato di concentrazione. Nel linguaggio comune diciamo che la concentrazione
può essere rotta, persa, può aumentare o diminuire, ma che cosa vi fa venire in mente la
parola concentrazione? La concentrazione non è una cosa, è un processo, qualcosa che noi
mettiamo in atto. La concentrazione è dare la nostra attenzione a qualcosa e togliere qualcos’altro
dalla nostra esperienza, cancellarlo. Anche ora, mentre leggi quest’articolo, stai
inconsciamente cancellando tutta una serie di elementi della tua esperienza. Prima di leggere
queste parole probabilmente non eri consapevole dei suoni presenti nella stanza, la tua
attenzione non era sul tuo gomito sinistro, o sulle sensazioni provenienti dal tuo piede
destro, o magari del profumo della stanza in cui ti trovi. Noi prestiamo attenzione alle
differenze, a quello che cambia, alcuni meccanismi neurologici fanno in modo che la nostra
attenzione venga tolta da ciò che rimane immutato e che per noi risulta irrilevante in quel
particolare contesto. Proprio per questo se ad un certo punto un odore di bruciato si propaga
per la stanza la tua attenzione immediatamente sarà catturata, ma se questo odore a lungo
andare risulta non essere rilevante, finirai per non esserne più distratto.
Modalità (stili) di concentrazione
La concentrazione quindi è data dal modo
in cui prestiamo attenzione a qualcosa. Esistono fondamentalmente due aspetti della
concentrazione: il come prestiamo attenzione e dove dirigiamo l’attenzione.
Sul come prestiamo attenzione possiamo
identificare due estremi: poniamo attenzione in modo concentrato o diffuso. Per
avere l’esperienza dell’attenzione concentrata guarda questa pagina, nota ogni piccolo
particolare, il colore della pagina, l’intensità del colore delle scritte, renditi conto
delle particolarità del carattere. Hai ristretto la tua attenzione e anche il tuo campo
visivo, e più noti i dettagli meno cose vedi. Questo vale anche per gli altri sensi, per
quello che ascolti e per le sensazioni. Ora allarga il focus della tua attenzione, guardati
attorno nella stanza, nota più cosa possibili senza fare caso ai dettagli. Hai delle
sensazioni diverse?
Dove dirigiamo l’attenzione? Anche qui ci
sono due estremi: verso l’interno o verso l’esterno. Quando guardavi questa
pagina prima la tua attenzione era diretta verso l’esterno; ora usa la stessa accuratezza
per notare le sensazioni in una certa parte del tuo corpo. Nota le sfumature di temperatura e
tensione muscolare. Ora, allarga il tuo focus sull’intero corpo. Hai sperimentato l’attenzione
rivolta verso l’interno, in modo concentrato e, poi, diffuso. Per comprendere meglio il
concetto, guarda il diagramma qui sotto: la nostra attenzione può essere in ciascuno dei
quattro riquadri e gli angoli costituiscono gli stati estremi che andremo ad analizzare.
Normalmente la nostra attenzione fluttua da
una parte all’altra durante la giornata. Principalmente è rivolta verso l’esterno,
altrimenti sbatteremmo contro le persone. E’ rivolta verso l’interno quando siamo immersi
nei nostri pensieri. Anche durante una gara accade la stessa cosa. La nostra attenzione
fluttua nei diversi modi, in realtà il punto è questo: la distrazione avviene quando la nostra attenzione non è al posto giusto al momento
giusto.
Spesso le persone hanno una modalità di
prestare attenzione che preferiscono, nel quale sono più bravi, e il loro stile attentivo
identifica il loro atteggiamento verso le competizioni.
· Se il tuo stile è prevalentemente diffuso-interno,
penserai alla gara in anticipo e analizzerai le tue sensazioni, avrai la tendenza a
concentrerai su te stesso più che sul tuo avversario. Il pericolo di questo è che analizzi
troppo la gara, anche mentre la stai facendo correndo il rischio di togliere il focus da
quello che sta accadendo.
· Nello stile interno-concentrato
si è degli eccezionali auto-analisti, specialmente dopo il match. Si è eccellenti nel
trovare gli errori e analizzare la tattica. Il pericolo è diventare troppo auto-critici e
perdere la fiducia. Gli errori vengono dimenticati difficilmente e questo rende difficile
riportare l’attenzione all’esterno.
· Nello stile esterno-diffuso si ha
una grande consapevolezza dello spazio e delle informazioni utili per costruire la tattica.
Si sa con grande facilità quello che fanno le altre persone sul campo di gara. Il pericolo
è sovraccaricarsi e perdere la capacità di distinguere ciò che è importante da ciò che
non lo è. Si possono inoltre perdere alcune opportunità di azione rapida che
necessiterebbero di un attenzione stretta.
· Nello stile esterno-concentrato
si ha un attenzione incredibile sulla palla, molto utile in sport come golf e bocce, che
hanno bisogni di una grande attenzione per i dettagli. Il pericolo è di perdere la visione
globale della gara. Si può colpire la palla forte e bene e non rendersi conto che il nostro
avversario è sempre lì pronto a riceverla.
A cosa serve in pratica.
Nessuno stile è meglio degli altri: ciò che
conta è il loro bilanciamento, la capacità di fluttuare da uno stato all’altro e il l’utilizzo
della modalità più funzionale nel momento opportuno. Ecco un semplice esercizio che ti
aiuterà molto.
Nei momenti topici della gara di che tipo di
attenzione hai bisogno? Come puoi modificarla per ottenere maggiori risultati?
1. Rilassati e rivedi una tua gara.
Immagina come tipicamente si sviluppa. Quali sono i punti critici dove hai bisogno di
mettere maggiore attenzione? Quei punti dove un errore ti costerebbe caro. Per esempio nel
tennis il servizio o la risposta al servizio, nella pallavolo il momento della schiacciata,
nel calcio il momento di calciare in porta.
2. Guarda questi punti critici. Di
quali dei quattro tipi di concentrazione avresti bisogno? Per esempio prima di fare un
servizio nel tennis hai bisogno di una concentrazione interna-diffusa per decidere dove
piazzare la palla e raccogliere le tue risorse per giocare quel punto, subito dopo devi
avere una concentrazione esterna-concentrata per colpire la pallina nel punto giusto e
dargli la giusta potenza.
3. Ci sono delle volte in cui spesso
perdi la concentrazione? Potrebbe essere in una di queste fasi critiche, o in altre
parti del gioco. Cosa accade alla qualità della tua concentrazione in quel momento? Quale
dovrebbe essere e quale invece è?
Fai con cura questo esercizio e soprattutto
metti subito in pratica le risoluzioni che ti vengono in mente per migliorare. Per qualsiasi
ulteriore domanda mandaci un e-mail o contattaci telefonicamente, saremo ben lieti di
risponderti.
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