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La stesura di questo articolo nasce
come sempre dalla mia quotidianità…pochi giorni fà si presenta al pronto soccorso
una giovane donna di circa 29 anni con una sintomatologia caratterizzata da nausea e
un violento mal di testa…la paziente è tachiaritmica, misurata la pressione
arteriosa rilevo i seguenti valori: 220 sistolica e 105 diastolica…dalla sua storia
emerge che da circa un mese utilizza un presunto "integratore di erbe
naturali" che utilizzava allo scopo di perdere grasso…
Sintetizzando l’integratore in
questione era una potente miscela di farmaci: efedrina, caffeina, acido
acetilsalicilico, fenilpropanolamina cloridrato, fenilefrina cloridrato etcc….questa
potente miscela di farmaci stava uccidendo quella giovane donna!
Il problema dell’utilizzo di
"integratori fat-burner (brucia grassi) " interessa molto da vicino
chi frequenta certe palestre "in-natural" i poveri utilizzatori di questi
farmaci vanno incontro a dei grossissimi rischi per la salute. Ecco perché ho deciso
di informare ed evidenziare con questo articolo tratto dalla pubblicazione scientifica
"Adverse cardiovascular and central nervous system events associated with
dietary supplements containing ephedra alkaloids.di CA. Haller, NL. Benowitz NEJM
2000; 343: 1833-1838" sulla pericolosità nell’utilizzare questi farmaci da
molti considerati innocui integratori!!!
I dati
Gli autori hanno analizzato 140 segnalazioni di eventi avversi relativi all'uso di
integratori dietetici contenenti alcaloidi dell'efedra (talvolta chiamata ma huang)
pervenute alla FDA tra il giugno 1997 ed il marzo 1999.
Tipologia dell'evento avverso
Apparato cardiovascolare: 47% (l'ipertensione è stata la reazione avversa più
frequente, seguita dalle palpitazioni, tachicardia o entrambe contemporaneamente).
Sistema nervoso centrale: 18% (ictus e crisi convulsive come reazioni più frequenti)
Esito dell'evento (in parentesi la
percentuale)
|
Esito |
ADR certe o probabili
(n.43) |
ADR possibili
(n. 44) |
Totali
(n.87) |
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Morte |
3 (7) |
7 (169) |
10 (11) |
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Invalidità permanente |
7 (16) |
6 (14) |
13 (15) |
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Trattamento medico in corso |
4 (9) |
4 (9) |
8 (9) |
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Guarigione completa |
29 (67) |
13 (30) |
42 (48) |
|
Esito ignoto |
0 |
14 (32) |
14 (16) |
Dose di efedra.
Nove casi si sono verificati in persone che assumevano dosi di alcaloidi dell'efedra
relativamente basse (da 12 a 36 mg/die) e che non presentavano importanti fattori di
rischio.
Il lavoro descrive anche alcuni casi:
1°. Donna sana di 35 anni (che aveva
preso lezioni di aerobica per diversi anni senza alcun incidente) nel luglio 1997
iniziò ad assumere una capsula di Shape-Fast Plus (secondo il foglietto illustrativo,
ogni capsula conteneva 15 mg di alcaloidi dell'efedra e 40 mg di caffeina) per tre
volte al giorno prima dei pasti per perdere peso; non assumendo alcun altro farmaco.
La paziente continuò ad assumere le capsule per una settimana, quindi ebbe un collasso durante la lezione di aerobica. Gli astanti
osservarono che le sue braccia e le gambe si flettevano e si tendevano. Al pronto
soccorso, la pressione sanguigna era di 110/38 mm Hg e la frequenza cardiaca era di
104 battiti al minuto. La tomografia computerizzata del capo rivelò un'emorragia subaracnoidea. L'angiografia cerebrale non
rivelò alcun segno di aneurisma vascolare. L'esame tossicologico delle urine risultò
positivo per l'anfetamina, (metabolita dell'efedrina). Si sviluppò rapidamente un
edema polmonare neurogeno, che richiese l'intubazione endotracheale e la ventilazione
meccanica. I risultati dell'elettrocardiogramma e delle concentrazioni degli enzimi
cardiaci erano indicativi di un avvenuto infarto miocardico
di lieve entità. Il cardiologo e il neurologo concordarono sul fatto che l'efedrina
aveva indotto l'emorragia subaracnoidea. La presenza di anfetamina nelle urine
confermava la presenza di efedrina al momento dell'evento. Gli esami di laboratorio
delle capsule rivelarono che il contenuto di efedrina era di 12 mg per capsula. La
dose massima raccomandata dall'FDA era all'epoca di 8 mg per dose (1).
2°. Uomo sano di 39 anni, avvertì,
il 17 marzo 1998, un intorpidimento del braccio e della gamba destra, 90 minuti dopo
aver bevuto Ultimate Orange, [bibita che riportava sull'etichetta un contenuto di ma
huang (alcaloidi dell'efedra) e di guaranà (una fonte di caffeina) di 415 mg per
dose], e 5 minuti dopo aver corso per 4.8 Km. Il paziente assumeva anche regolarmente
supplementi multivitaminici e aminoacidi, ma non farmaci. All'ammissione in ospedale,
la pressione sanguigna risultò pari a 140/78 mm Hg, con frequenza pari a 60
battiti/min. La tomografia computerizzata del capo rivelò una emorragia intratalamica sinistra. L'angiografia cerebrale
non mostrò alcun segno di anomalie vascolari. Il paziente ebbe un miglioramento
clinico graduale, e i sintomi scomparvero con l'eccezione di una perdita di
sensibilità persistente nella parte destra del volto. L'analisi del prodotto
incriminato confermò la presenza di efedrina, pseudoefedrina, norefedrina e
norpseudoefedrina.
3°. Uomo di 22 anni, con una storia
di asma, ebbe un collasso il 31 marzo 1998 in una palestra mentre sollevava pesi. Il
paziente assumeva i seguenti farmaci: teofillina (300 mg ), albuterolo (al bisogno
tramite un inalatore dosato), e una combinazione di clorfeniramina maleato,
fenilefrina cloridrato e fenilpropanolamina cloridrato. Gli amici sostennero che aveva
consumato una bottiglia da 18 once di Ripped Force (contenente 20 mg di alcaloidi
dell'efedra, 100 mg di caffeina, 250 mg di l-carnitina e 240 µg di cromo) prima del
collasso e che ne beveva regolarmente tre bottiglie al giorno. Assumeva anche creatina
e integratori proteici. I testimoni dissero che aveva avuto un attacco. Inizialmente i
paramedici lo trovarono apneico e in fibrillazione
ventricolare. Fu rianimato con successo. La tomografia computerizzata del
capo rivelò un edema cerebrale senza emorragia né masse. Un primo
elettrocardiogramma rivelò un flutter atriale,
che si trasformò successivamente in un ritmo sinusale. L'ecocardiogramma rivelò una
lieve ipertrofia del ventricolo sinistro. I livelli plasmatici di teofillina erano di
11 µg/ml (range terapeutico 10-20), e l'esame delle urine rivelò 12 µg/ml di
efedrina, 0.38 µg/ml di pseudoefedrina e 0.41 µg/ml di fenilpropanolamina. Il
cardiologo pensò che la combinazione degli alcaloidi dell'efedra con la caffeina nel
Ripped Force assieme alla teofillina e all'albuterolo avesse provocato un'aritmia
ventricolare che portò all'arresto cardiaco. Il paziente ebbe un'encefalopatia anossica e rimase in uno stato vegetativo
per diverse settimane. Dopo un mese di terapia intensiva e sei settimane di
riabilitazione, fu dimesso con un considerevole danno neurologico.
4°. Uomo sano di 38 anni che aveva
preso due capsule di Ripped Fuel (secondo l'etichetta ogni capsula contiene 10 mg di
efedrina e 100 mg di caffeina) ogni mattina per un anno Il 6 giugno 1996, dopo aver
assunto la dose abituale unitamente ad una tazza di caffè, andò a correre per 20
minuti. Al suo ritorno a casa non presentava alcun sintomo, ma, mentre parlava con i
suoi familiari, ebbe un collasso, con accessi tonico-clonici.
In pronto soccorso arrivò in arresto cardiaco, e non fu possibile rianimarlo.
L'autopsia evidenziò una lieve cardiomegalia con
dilatazione delle quattro camere e coronaropatia,
con restringimento dal 50 al 75% in quattro vasi. Dal successivo esame tossicologico
risultarono livelli plasmatici di efedrina pari a 110 ng/ml (range terapeutico 20-80) (2),
che potevano aver causato o contribuito all'aritmia fatale.
Commento degli autori.
1. L'efedrina e gli alcaloidi
correlati sono stati associati ad eventi avversi cardiovascolari, quali infarto acuto del miocardio, ipertensione
severa, miocardite da vasocostrizione e
aritmie cardiache letali, riduzione del periodo
refrattario (3,4). Essa può inoltre può predisporre i pazienti sia ad una
emorragia che ad una ischemia cerebrale (5).
L'emorragia subaracnoidea sarebbe il risultato o dell'effetto ipertensivo
dell'efedrina, che può essere di breve durata, o di una vasculite
cerebrale, che è stata descritta come associata a numerosi
simpaticomimetici. (6,7) L'ictus trombotico è presumibilmente correlato
alla vasocostrizione delle grandi arterie cerebrali, che determina trombosi locali
come risultato della stasi e dell'attivazione piastrinica indotta dai
simpaticomimetici.
2. La caffeina è presente in
numerosi prodotti a base di alcaloidi dell'efedra, e coloro che assumono tali prodotti
potrebbero anche assumere contemporaneamente considerevoli quantità di caffeina dal
caffè, tè o soft drinks. La caffeina è in grado di potenziare gli effetti
cardiovascolari e sul sistema nervoso centrale dell'efedrina. La caffeina determina il
restringimento dei vasi sanguigni antagonizzando competitivamente i recettori dell'adenosina
che provoca vasodilatazione (8). In tal modo essa aumenta la pressione
arteriosa. Essa inoltre stimola il rilascio di catacolamine. Quest'utlimo effetto,
combinato con quello causato dall'efedrina, potrebbe portare ad una aumentata
stimolazione del sistema nervoso centrale e cardiovascolare (9).
3. La fenilpropanolamina
(altro alcaloide dell'efedra) era venduto assieme alla caffeina in vari prodotti per
dimagrire fino al 1983, quando tale combinazione venne messa al bando dalla FDA dopo
numerose segnalazioni di eventi avversi. Diversi studi hanno dimostrato che la
caffeina e la fenilpropanolamina hanno un effetto additivo sulla pressione sanguigna (10).
Le interazioni tra la fenilpropanolamina e la caffeina avvalorano l'ipotesi
che l'associazione, in un integratore dietetico, di efedrina e caffeina potrebbe
aumentare il rischio di reazioni avverse.
La quantità di efedrina all'interno degli integratori dietetici, come riportato
sull'etichetta, è in genere di circa 20 mg per dose, e la quantità abituale assunta
è di due tre dosi al giorno. Questi prodotti potrebbero contenere quantità maggiori
o minori di alcaloidi dell'efedra rispetto a quelle indicate sull'etichetta. Ad
esempio, 11 dei 20 integratori testati da Gurley et al. (11) o non
indicavano in etichetta il contenuto in alcaloidi o avevano una differenza di più del
20% tra il quantitativo di alcaloidi indicato in etichetta e l'effettiva quantità
presente.
La dose di efedrina (20 mg) associata ad un evento avverso risultava
spesso inferiore a quella indicata per la broncodilatazione (25-50 mg), dosi
quest'ultime che, negli studi sperimentali, hanno influenzato solo moderatamente il
lavoro cardiaco e la pressione sanguigna (12,13) La discrepanza tra questi
dati e le segnalazioni sopra riportate di gravi reazioni avverse, associate all'uso di
integratori dietetici contenenti alcaloidi dell'efedra, potrebbe essere dovuta alla
suscettibilità individuale, all'effetto additivo stimolante della caffeina, alla
variabilità di contenuto dei composti farmacologicamente attivi o a patologie
preesistenti.
Altre segnalazioni di reazioni
avverse da integratori contenenti alcaloidi dell'efedra, anche fatali o causanti
invalidità permanente, sono comparse in letteratura (14-19). E' noto che
l'underreporting è una caratteristica della segnalazione spontanea. Inoltre, una
ulteriore limitazione al loro utilizzo come indicatori della sicurezza, è che si
ignora il numero di persone esposte. Le aziende produttrici di integratori dietetici
contenenti alcaloidi dell'efedra hanno riferito di aver venduto 3 miliardi di dosi nel
1999 (20). Il numero di dosi effettivamente consumate è difficile da
determinare. Assumendo che i prodotti siano stati consumati alle dosi consigliate (tre
dosi al giorno per 12 settimane) circa 12 milioni di persone hanno assunto questi
integratori nel 1999. Conseguentemente, la frequenza di reazioni avverse gravi,
associate all'impiego di integratori contenenti alcaloidi dell'efedra, non può essere
determinata con precisione usando i sistemi di segnalazione attualmente disponibili.
Tuttavia, a causa della gravità delle reazioni avverse riportate, e in particolare di
eventi che hanno causato disabilità permanente o morte, è possibile concludere che
gli "integratori dietetici" contenenti alcaloidi dell'efedra pongono a serio
rischio la salute di coloro che li utilizzano.
Bibliografia:
1.
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