- La Sintesi Proteica
- (chimica)
(di Alessandro Locati BodyBuilding Italia)
La sintesi di tutte le proteine inizia nel nucleo della
cellula con l'attivazione del segmento del DNA (il gene) che specifica la composizione
della proteina. Il gene è trascritto nella catena di un'altro acido nucleico, l'RNA (polimeri di
nucleotidi aventi come zucchero il ribosio e non il deossiribosio). A sua volta,
l'RNA è trasformato in una forma nota come RNA messaggero (m-RNA)
che viene inviato nel citoplasma della cellula. Ogni aminoacido si lega ad un t-RNA (RNA di trasporto) che
disporrà l'aminoacido nella posizione specificata dall' m-RNA. Nel citoplasma
della cellula l'm-RNA si comporta come uno stampo per la produzione di proteine:
dà istruzioni ad organelli chiamati ribosomi, affinchè spostandosi sull' m-RNA
dispongano gli aminoacidi in una sequenza definita con precisione per costruire la
catena proteica prescritta dal gene.
Le proteine sono dunque lunghe
catene di aminoacidi tenuti assieme tra loro da legami peptidici (fig 1). Nello schema che segue ho spiegato a
grandi linee cosa avviene nella chimica della sintesi proteica.
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Fig. 1
CHIMICA (dal
più piccolo al più grande)
Gli aminoacidi
sono formati da un atomo di
carbonio centrale (C) legato a un gruppo aminico (NH2), ad un gruppo carbossilico (COOH), ad un atomo di idrogeno (H) e ad un gruppo laterale (R) (ogni
aminoacido ha un R diverso).
Nelle proteine il gruppo aminico di un aminoacido è unito al gruppo
carbossilico di quello successivo formando un legame peptidico; un atomo di idrogeno (H)
del gruppo aminico (NH2) si lega, ad un atomo di idrogeno (H)
e a uno di ossigeno (O) del gruppo carbossilico (COOH),
formando così una molecola di acqua H2O, l'atomo di
carbonio (C) del gruppo carbossilico (COOH) si lega
all'atomo di azoto (N) del gruppo aminico (NH2)
formando il legame
peptidico. Le catene di aminoacidi così formatesi,
ossia unite da legami peptidici, sono dette polipeptidi. Una molecola proteica (proteina) è formata da uno
o più polipeptidi.

La lunghezza delle
catene polipeptidiche varia da pochi aminoacidi, a un centinaio come
nell'ormone insulina, a oltre un migliaio nell'enzima DNA polimerasi. Ciò che caratterizza un
polipeptide e ne conferisce le proprietà specifiche è il susseguirsi
dei gruppi laterali (R).
Bisogna quindi ricordare che ogni polipeptide è formato da una seguenza
di aminoacidi definita da un gene (da quì l'espressione "un gene -
una catena polipeptidica").
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La
sintesi dei polipeptidi richiede energia che viene ottenuta dalle
cellule a partire dalle molecole nutritizie. L'energia è necessaria per stabilire
i legami peptidici fra gli aminoacidi, per attaccare gli aminoacidi ai t-RNA
(quello che trasporta gli aminoacidi) e per il movimento del ribosoma lungo l'
m-RNA (quello che fornisce l'esatta sequenza aminoacidica, necessaria per
sintetizzare una particolare proteina).
La principale molecola nutritizia è
il glucosio (zucchero a sei atomi di carbonio), altre molecole nutritizie
sono il fruttosio e il galattosio che spesso prima di fornire energia vengono
convertite in glucosio. Gli altri carboidrati come il saccarosio (molecola
composta da glucosio e fruttosio), il lattosio (molecola di glucosio e
galattosio), e quelli più complessi (con catene lunghe) prima di rilasciare
energia utile devono subire una scissione che li porti a unità monosaccaridi
(glucosio, fruttosio o galattosio).
Anche i trigliceridi, ed in
particolare gli acidi grassi, possono divenire forme di combustibile utile.
Gli aminoacidi diventano fonte
d'energia solo se vi è carenza di carboidrati e grassi, o se il loro assorbimento
supera le richieste di sintesi proteica. Quando si forniscono aminoacidi in
eccesso, questi sono trasformati in carboidrati e acidi grassi e immagazzinati
sotto forma di glicogeno o trigliceridi.
L'addizione di un aminoacido a un
polipeptide in crescita durante la sintesi proteica è una reazione endoergonica (che richiede energia) che deve
quindi essere accompagnata da reazioni
esoergoniche (che rilasciano energia). Per formare legami peptidici ed
essere legati ad una catena polipeptidica, gli aminoacidi devono essere
"attivati", ossia devono reagire con una molecola di ATP (adenosintrifosfato). L'ATP si
lega all'aminoacido grazie ad un enzima, questa unione permette all'ATP di cedere
all'aminoacido il suo AMP (adenosinmonofosfato).
Quando l'aminoacido deve legarsi al t-RNA e poi (grazie al ribosoma) alla catena
polipeptidica, rilascia il gruppo AMP che gli fornisce l'energia per i legami e
spinge in avanti la reazione (il ribosoma si sposta lungo l' m-RNA)
Le Strutture delle Proteine
La seguenza di aminoacidi in un
polipeptide costituisce la sua struttura
primaria.
La gran parte di queste proteine non si trova sotto forma di catene rettilinee ma
ripiegate e avvolte in modi particolari formando così delle strutture
particolarmente compatte atte a svolgere le proprie funzioni biologiche senza
ulteriori apporti energetici o altre reazioni. Questi ripiegamenti conferiscono
alla proteina la sua struttura
secondaria e terziaria.
I ripiegamenti della catena proteica sono determinati dalle caratteristiche dei gruppi
laterali R dei singoli aminoacidi (Fig1), questi gruppi R si
caratterizzano a seconda che siano idrofobici o idrofilici
(respinti o attratti dall'acqua) ionizzati con cariche positive o negative. Le
ripiegature (la struttura secondaria) sono dunque il risultato dell'interazione
tra le suddette caratteristiche; gli aminoacidi idrofilici tenderanno a stare
all'esterno e vicino all'acqua, mentre quelli idrofobici tenderanno a stare
all'interno e lontano dall'acqua, gli aminoacidi con cariche opporte tenderanno ad
avvicinarsi mentre quelli con carica uguale tenderanno a respingersi.
Alcune molecole proteiche sono il risultato della combinazione di più catene
polipeptidiche, a volte due o più copie di catene polipeptidiche si associano per
originare una aggregato molecolare come avviene ad esempio nelle fibrille di collagene dei
tendini, dove molti polipeptidi identici si associano formando triple
eliche. Queste strutture complesse multi-polipetidiche sono dette quaternarie.
La proteina secreta dalle cellule beta del
pancreas, ossia l'insulina,
è una proteine a struttura quaternaria, formata da due catene di polipeptidi, le catene A e B unite da ponti di
disolfuro. Le modalità di sintesi dell'insulina furono chiarite dal Dr. Steiner
(1960) il quale scopri che l'insulina veniva sintetizzata come parte di una
proteina più grande (proinsulina). In realtà i ribosomi non
sintetizzano nè insulina nè proinsuilina, ma una molecola ancora più grande che
funge da precursore, la Pre-ProInsulina
(ossia la proinsulina con una breve sequenza aminoacidica supplementare).
Successivamente la pre-proinsulina viene scissa, ad opera di alcuni enzimi
prodotti dai ribosomi, prima in proinsulina e poi slegandola dal peptide C di
collegamento (quello che collega le catene A e B) in insulina.

A questo punto l'ormone insulina
è sintetizzato e immagazzinato in granuli adiacenti alla membrana interna della
cellula. In risposta ad uno stimolo appropriato, come l'aumento del glucosio nel
sangue, le membrane dei granuli si fondono con la membrana
cellulare e le catene di insulina sono libere di entrare nel circolo sanguigno.

Tra le funzioni più
importanti svolte dall'insulina vi è la regolazione del glucosio nel sangue.
Questo meccanismo di regolazione
viene diretto dall'insulina,
(ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas) che “forza” il glucosio ad
essere immagazzinato come glicogeno nel fegato e nei muscoli. Vedi il ruolo
del glicogeno muscolare.
Quindi, la secrezione (o una
iniezione) di insulina aumentano la formazione di glicogeno a spese del glucosio,
e abbassano il glucosio presente nel sangue.
Si dice quindi che
l'insulina ha un potere ipoglicemizzante; in risposta ad un
innalzamento del glucosio sierico l'insulina abbassa tale percentuale di glucosio
nel sangue (abbassa la glicemia). A dire la verità il tasso di glucosio è
influenzato da una complessa e varia serie di fattori. Vi sono diversi ormoni che
direttamente o indirettamente influiscono sul tasso di glucosio. Tra questi (sono
solo esempi) vi sono il glucagone e gli ormoni prodotti dalle
capsule surrenali.
Bibliografia essenziale:
The science 243 - 1988
A View of Life 34-35-36-37 (1981)
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