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EXTRAROTATORI:
PICCOLI MUSCOLI DI GRANDE IMPORTANZA
(seconda parte)
(articolo di Tommaso
Donati)
Per "cuffia dei rotatori "si intende un complesso muscolare e capsulo-tendineo costituito dalla capsula articolare scapolo-omerale, dai muscoli brevi o periarticolari della spalla (sopraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare) e dalle loro espansioni tendinee. I tendini confluiscono verso il collo dell’omero e si uniscono alle fibre della capsula articolare, formando una vera e propria "cuffia" che, ricoprendo la testa dell’omero, si interpone tra questa, l’acromion ed il deltoide. Due borse mucose, sono contenute in questa struttura, al fine di favorire e rendere più agevole, durante l’esecuzione dei vari movimenti, il libero scorrimento degli elementi che la compongono. Sotto la parete anteriore della cuffia passa il tendine del capo lungo del bicipite, che quindi è interno all’articolazione scapolo-omerale, ed insieme alle altre strutture della cuffia contribuisce al contenimento ed alla stabilità della testa omerale.
I muscoli periarticolari (evidenziati in giallo nella fig.3), grazie alla direzione trasversale delle loro fibre, sono i veri legamenti attivi dell’articolazione e mantenendo la testa omerale nella cavità
glenoidea, assicurano la coattazione delle superfici articolari.(3)
In particolare, questi muscoli sono fondamentali per garantire un corretto funzionamento del deltoide.
Fig. 4. Tratto da: "Fisiologia articolare".
Kapandji.
Come mostra la figura della pagina precedente (fig. 4a), nell’abduzione (allontanamento laterale del braccio dal busto), scomponendo la forza del deltoide D, compare una componente longitudinale Dr, la quale, diminuita dalla componente longitudinale Pr, derivante dal peso P dell’arto superiore, viene ad applicarsi, come forza R, al centro della testa omerale. A sua volta questa forza R può essere scomposta in una forza Rc, che spinge la testa omerale nella cavità glenoidea ,e un’altra forza Ri, di maggiore entità, che tende a lussare la testa in alto e lateralmente. Quando i muscoli rotatori si contraggono (in particolare sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare), la loro forza risultante si oppone direttamente alla componente lussante R1 indotta dalla contrazione del deltoide, impedendo alla testa dell’omero di lussarsi in alto e lateralmente (come mostrato dalla foto in negativo della fig. 4a). La forza d’abbassamento Rm dei muscoli rotatori, insieme alla forza di elevazione D del deltoide, da luogo ad una coppia generatrice di rotazione che permette un’efficiente abduzione dell’arto superiore.
Il muscolo sopraspinoso, pur facendo parte della cuffia dei rotatori, ha un’azione prevalentemente abduttoria più che rotatoria (sebbene alcuni studiosi lo includano tra i muscoli extrarotatori): contribuisce cioè al movimento di allontanamento del braccio dalla linea mediana del corpo e quindi coadiuva ed aiuta il deltoide che, se costretto a lavorare isolatamente, si affatica ben presto.
Inoltre, come gli altri muscoli della cuffia, favorisce la coaptazione articolare. Infatti, come mostra la figura della pagina precedente (fig. 4b), quando inizia l’abduzione, la componente tangenziale del sopraspinoso E è proporzionalmente più forte di quella del deltoide Dt, ma il suo braccio di leva è più corto. La sua componente radiale Er spinge potentemente la testa omerale nella cavità glenoidea e contribuisce validamente ad impedire la lussazione verso l’alto che si verificherebbe sotto l’azione della componente radiale Dr del deltoide. Quindi, insieme all’abduzione, svolge un importante ruolo
coattante, in sinergia con gli altri muscoli della cuffia. (4)
I concetti sopra esposti, possono apparire di difficile comprensione, ma, cercando di seguire il discorso nelle fig. 4a e 4b, osservando e ritrovando nel disegno l’insieme delle forze che agiscono a livello dell’articolazione scapolo-omerale, il funzionamento e l’azione dei muscoli
periarticolari, risulta senz’altro di più facile lettura.
Molte sono le affezioni e patologie a carico della spalla e, buona parte di queste, possono essere determinate, o comunque favorite, da uno stato di debolezza e fragilità della cuffia dei rotatori.
Ad esempio consideriamo la sindrome da conflitto acromio-omerale, caratterizzata da un eccessivo attrito tra l’inserzione omerale del muscolo sopraspinoso e l’acromion della scapola che insorge nei movimenti di elevazione del braccio.
Ogni contrazione del muscolo deltoide a braccio pendente lungo il tronco, a causa della direzione delle sue fibre muscolari, determina un’ascensione dell’omero, che tende a comprimere le componenti capsulo-legamentose comprese tra la sua testa e l’acromion soprastante (vedi fig. 5).
Fig. 5. Sindrome da conflitto
acromio-omerale: ascensione della testa
dell’omero e compressione contro l’acromion della scapola.
L’elevazione del braccio è possibile solo con una continua centratura della testa dell’omero da parte della cuffia dei rotatori: se c’è uno squilibrio tra la forza del deltoide e la capacità stabilizzatrice della cuffia, vengono continuamente compressi il tendine del sopraspinoso, il tendine del capo lungo del bicipite e la borsa sierosa. Questo provoca edemi locali e micro-emorragie che portano a flogosi e, con il tempo, a stati di infiammazione cronica. Se trascurata, questa affezione può portare a conseguenze gravi come lesioni consistenti e lacerazioni a carico della cuffia dei rotatori o del tendine del capo lungo del bicipite brachiale che, come abbiamo visto, è
intrarticolare. (5)
Oltre che per particolari caratteristiche anatomiche e predisposizioni genetiche (eccessivo spessore dell’acromion, conformazione anomala della testa omerale, ecc.), questo tipo di problemi a carico delle spalle, sono presenti in tutte le discipline (tennis, nuoto, arti marziali, pesistica, ginnastica, pallamano, pallacanestro) dove la preparazione atletica è rivolta soprattutto al potenziamento del deltoide e dei grandi muscoli adduttori ed intrarotatori del tronco (gran pettorale, gran dorsale, grande rotondo), trascurando invece l’allenamento dei muscoli della cuffia dei rotatori, ed in particolare degli extrarotatori.
In effetti, la stragrande maggioranza dei soggetti, compresi gli atleti, presenta un notevole squilibrio tra forza e trofismo dei muscoli rotatori interni ed esterni, perché, gli
intrarotatori, sono quelli maggiormente coinvolti nell’esecuzione dei vari gesti tecnici sportivi, ed anche quelli più allenati con i principali esercizi svolti in palestra.
Esistono poi numerosi luoghi comuni ed una diffusa ignoranza dell’anatomia e della biomeccanica muscolare, che di sicuro non contribuiscono alla risoluzione del problema.
Molte persone ritengono, ad esempio, che allenando con la medesima intensità e cura pettorali e dorsali, non si vengano a creare squilibri funzionali, in quanto, si fanno lavorare in ugual misura, sia muscoli della regione anteriore che posteriore del tronco. Questo ragionamento è valido solo in parte.
E’ vero che il gran pettorale è uno dei principali muscoli della catena estensoria della parte superiore del corpo (quella che ci permette ad esempio di spingere un oggetto lontano da noi o di sferrare un pugno) e che il gran dorsale è invece uno dei più importanti della catena flessoria (quella coinvolta nell’avvicinare un oggetto a noi come nel tiro alla fune), ma pur se antagonisti sotto questo punto di vista, pettorali e dorsali lavorano in sinergia quando si tratta di addurre ed intrarotare gli arti superiori.
Per rendersi conto di questo, basta eseguire il movimento di adduzione (avvicinamento al busto) degli arti superiori ai cavi incrociati, partendo con le braccia orizzontali e tese e scendendo in basso senza piegare il gomito, intrarotando leggermente l’omero. Se portiamo le mani ad unirsi davanti al tronco sentiamo lavorare particolarmente i pettorali, se le uniamo dietro la schiena avvertiamo un maggior coinvolgimento dei dorsali, mentre se scendiamo lateralmente lungo i fianchi, in posizione neutra andando a toccare le cosce, percepiamo una notevole contrazione sia dei pettorali che dei dorsali.
Potenziando questi due grandi e forti gruppi muscolari, senza un adeguato lavoro di bilanciamento a carico dei muscoli extrarotatori, si viene a creare con il tempo una situazione di squilibrio con conseguenti problemi funzionali e posturali. In seguito all’allenamento di dorso e petto, si ha, infatti, un aumento di tono dei muscoli
intrarotatori, che tendono quindi a retrarsi ed avere sempre uno stato di parziale contrazione, visto che, la trazione che esercitano sull’omero, non è adeguatamente bilanciata da un’azione uguale e contraria da parte degli extrarotatori.
A livello di ogni articolazione, vi sono distretti muscolari che azionano una contrazione (agonisti) ed altri che si rilassano per permettere il movimento (antagonisti). Possono essere rappresentati come due elastici posti ad estremi opposti dell’osso: se uno si accorcia, l’altro deve allungarsi. La forza esercitata dagli elastici alle due estremità, deve essere equilibrata in modo tale che, in condizione di riposo, nessuno dei due tenda a tirare il segmento osseo dalla sua parte, modificandone il naturale e fisiologico posizionamento ed allineamento.
Sappiamo bene che, i distretti muscolari deboli, tendono ad essere sempre in una posizione di parziale allungamento, permettendo un allontanamento dei segmenti ossei in cui si inseriscono, e che, quelli forti, tendono invece ad essere
ipertonici, in parziale accorciamento, e ad avvicinare le loro inserzioni. Tornando all’articolazione della spalla si ha che, i forti muscoli adduttori e rotatori interni, favoriti dalla debolezza degli extrarotatori, tendono a far assumere al soggetto la scimmiesca posizione con dorso curvo, spalle anteriorizzate (proiettate in basso ed in avanti) e braccia con palmi delle mani rivolte in dietro.
Questa situazione può generare, con il tempo, complessi problemi posturali ed estetici ed una notevole riduzione della mobilità. Si possono associare, inoltre, dolori articolari con conseguente riduzione della funzionalità della spalla, oltre a possibili complicazioni dovute a compressioni di vasi, nervi e strutture molli.
La soluzione a tutto questo? Semplice, modificare il proprio programma di allenamento in modo da ristabilire i giusti equilibri di forza e lunghezza tra i vari gruppi muscolari che si inseriscono ed agiscono a livello dell’articolazione scapolo-omerale.
In pratica, dobbiamo :
rotondo)
far lavorare adeguatamente anche fasci più grandi e possenti, come deltoide posteriore e trapezio, con esercizi in cui si enfatizzi e rafforzi la loro azione e componente extrarotatoria (ad esempio alzate laterali a 90° con leggera extrarotazione delle braccia alla fine del movimento ascendente)
eseguire costantemente esercizi di stretching volti a ridurre la rigidità e migliorare la flessibilità di
tutti i gruppi muscolari che avvolgono o si inseriscono presso le spalle, in particolar modo i grandi muscoli intrarotatori
una volta soddisfatte le precedenti condizioni, acquisire, attraverso un’adeguata presa di coscienza
del proprio corpo, una giusta postura, sforzandosi di correggere eventuali atteggiamenti scorretti
(con l’ausilio di specchi, appositi esercizi e persone competenti), automatizzando ed interiorizzando il
nuovo e corretto allineamento corporeo.
Esistono senz’altro una serie di strategie efficaci, che chiunque può seguire, per mantenere forti e flessibili le spalle e le cuffie dei rotatori.
La figura sottostante (fig.6) mostra, a titolo esemplificativo, alcuni esercizi di stretching volti a migliorare la mobilità e l’elasticità delle spalle.
Fig. 6
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