Traumatologia: Patologie da Sovraccarico

(articolo di Alessandro Locati Bodybuilding Italia Sport & Fitness)


Lesione muscolare di 2° grado


E' la forma di media gravità ed interessa un numero maggiore di fibre muscolari.

Il dolore è molto più acuto e compare durante una violenta contrazione del muscolo, con una sensazione di “allungamento” del muscolo stesso; è accompagnato da una più o meno accentuata “impotenza funzionale” (spesso a “caldo” gli atleti riescono comunque a terminare la gara, mentre alla fine della stessa la sintomatologia dolorosa peggiora).

Le caratteristiche del dolore sono simili a quelle della lesione di 1° grado anche se più gravi.

La terapia prevede un periodo di riposo più lungo (14-30 giorni) ed un'accurata rieducazione funzionale prima della ripresa della attività sportiva specifica. Sono utili i preparati antinfiammatori e miorilassanti e le pomate contenenti eparina, applicate per impacco (non per massaggio!) allo scopo di favorire il riassorbimento dell'ematoma.

Per abbreviare i tempi di recupero, nelle lesioni di gravità lieve e media, si può praticare l'infiltrazione locale di farmaci antiedema, antinfiammatori e miorilassanti, utilizzando le tecniche della Mesoterapia, ed applicare una fasciatura elastica adesiva medicata sulla zona della lesione.


Lesione muscolare di 3° grado


L'alto numero di fibre muscolari lesionate in questo grado di lesione muscolare comporta la “soluzione di continuità” anatomica del muscolo, percepibile alla palpazione come uno “scalino” nel contesto del ventre muscolare.

Il dolore violentissimo determina una completa impotenza funzionale e si rende sempre evidente un ematoma, dolente alla palpazione.

La terapia si basa essenzialmente su un lungo periodo di riposo (l-2 mesi) e talvolta si rende necessaria l'immobilizzazione in apparecchio gessato per 15-20 giorni.

La ripresa dell'attività atletica deve essere estremamente cauta: talvolta la voluminosa cicatrice presente può essere fonte di dolore per lungo tempo.

La forma più grave di lesione muscolare, la rottura completa di un ventre muscolare, richiede un trattamento chirurgico entro i primissimi giorni; occorre sottolineare che la prognosi delle lesioni muscolari acute più gravi è da considerarsi riservata per quanto riguarda il pieno recupero sportivo, anche quando venga instaurato un trattamento terapeutico corretto: importantissima è la prevenzione di questi traumi, da ottenere con adeguata preparazione fisica, riscaldamento accurato della muscolatura, stretching preparatorio e defaticante e corretta terapia delle forme di lesione meno gravi.


 

Traumi Distorsivi


Anche i traumi distorsivi vengono classificati, in base alla loro gravità, in:

Spesso nelle distorsioni di ginocchio, si associano ai danni capsulo-legamentosi anche patologie a carico dei menischi.


Traumi Distorsivi del ginocchio


Il ginocchio è l'articolazione più soggetta a traumi nella pratica di quegli sport in cui l'atleta deve eseguire con gli arti inferiori gesti tecnici ad elevata velocità (spostamenti laterali e antero-posteriori) con arresti bruschi del movimento o quando l'atleta effettua salti ripetuti.

Dopo un trauma distorsivo è importante la ricostruzione dell'accaduto con l'atleta, per intervenire nel modo più corretto: le modalità con cui è avvenuto l'incidente, la percezione da parte dell'atleta di rumori tipo “crack” all'interno dell'articolazione e la sensazione di instabilità articolare sono segni di una probabile distorsione grave.

Generalmente, inoltre, una distorsione grave non consente la prosecuzione della prestazione sportiva e spesso impedisce addirittura la deambulazione o il semplice carico sull'articolazione stessa: di conseguenza essere in grado di continuare l'attività sportiva è quasi sempre segno di un trauma distorsivo di grado lieve.

In presenza di una tumefazione del ginocchio occorre indagare se il gonfiore sia comparso precocemente già dalle prime ore consecutive al trauma, o si sia instaurato lentamente nel corso di un paio di giorni: un edema precoce è spesso dovuto ad un emartro da lacerazione di strutture vascolarizzate, quali il legamento crociato anteriore ed il margine meniscale. Nel caso di emartro è possibile riscontrare l'aumento della temperatura locale nei confronti del ginocchio controlaterale. Di fronte ad un probabile emartro occorre consigliare il ricovero in un reparto di traumatologia; per il trasporto è bene provvedere ad immobilizzare l'arto, mettendo sul ginocchio una borsa di ghiaccio, e somministrare un analgesico.

Nella maggior parte delle distorsioni, il trauma sollecita il ginocchio in abduzione e rotazione esterna, per cui il dolore è localizzato sulla faccia mediale del ginocchio in corrispondenza dell'inserzione prossimale del legamento collaterale interno.

Il dolore impedisce, a causa di una contrattura muscolare antalgica di difesa, 1'estensione completa della gamba.

Il trattamento, in assenza di una rilevante obiettività, consiste in un periodo di riposo assoluto a letto, con un cuscino sotto il ginocchio in modo da consentire una postura senza dolore.

Sulla faccia mediale del ginocchio si può applicare uno strato di pomata contenente eparina, ricoperta da un sottile strato di plastica, ponendovi sopra, ad intervalli, una borsa del ghiaccio.

E' opportuno somministrare dei farmaci miorilassanti, per favorire 1'estensione del ginocchio, diminuendo di pari passo lo spessore del cuscino fino a toglierlo del tutto. In seguito il medico, a seconda dell'entità del dolore, effettuerà una fasciatura elastica adesiva che sarà mantenuta per una settimana, o una doccia gessata posteriore che dovrà essere portata per 15-20 giorni.

Trascorso il periodo di immobilizzazione, 1'atleta dovrà effettuare un trattamento riabilitativo ed una graduale ripresa dell'attività sportiva.

In caso di lesioni più gravi il trattamento di elezione dovrà essere quello chirurgico.


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